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MANOVRA/ Tremonti: nessun condono. L’Ue: misure anti-evasione inefficaci

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La manovra finanziaria non conterrà alcun condono. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, spiegando che il provvedimento rappresenterebbe una tantum, utile per far cassa, ma non per modificare l’assetto finanziario a regime, non trattandosi di una modifica strutturale.  «Sussiste l'esigenza – si legge nel resoconto del discorso di Tremonti, ieri, in Commissione Bilancio, - di evitare interventi singoli di rimpatrio di capitali che forniscano un gettito solamente una tantum procedendo pertanto con attenzione e prudenza». Nel frattempo, il giro di vite sull’evasione fiscale – che prevede, tra le altre norme, il carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro – non convince l’Europa. La Commissione Europea ha, infatti, fatto sapere di guardare con preoccupazione alla rilevanza che l’esecutivo ha dato alla materia. Lascia perplessi, in particolare, il fatto che l’Italia non abbia idea dell’extragettito che potrebbe provenire dalla lotta all’evasione. E’ quanto si apprende da Amadeu Altafaj, portavoce del commissario per gli Affari economici Onli Rehn, che ha sottolineato come il Parlamento europeo, nell’auspicio che siano introdotte anche norme finalizzate allo sviluppo, darà il suo giudizio solo a manovra ultimata e approvata. Medesimo parere negativo sulla misure contro l’evasione, proviene da Confindustria, che si dice «sconcertata» dalla serie di provvedimenti stabiliti all’insegna «della fretta e dell'approssimazione». Piena fiducia, invece, dalla Germania, che si dice convinta del fatto che l’Italia muoverà tutti i passi necessari per sanare il debito e riprendersi economicamente. Nel frattempo, da Parigi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, attribuisce la colpa della crisi, almeno in parte, all’«atteggiamento criminale e che influisce negativamente sui mercati e aizza le speculazioni» dell’opposizione. Entrando nel merito della manovra, ha spiegato che «l'aumento dell'Iva è una riserva, non l'abbiamo utilizzata, ma passando dal 20 al 21 per cento ci sono 4 miliardi in più nelle casse che sono a disposizione e che il presidente del Consiglio con un decreto può attuare da un momento all'altro».  


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