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FINANZA/ Giannino: così Berlino e Moody’s minacciano l'Italia

Pubblicazione:martedì 20 settembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Perché questa strategia di tedeschi, finlandesi, olandesi e austriaci ha portato a commissariare tutta una serie di governi che all’inizio hanno giocato con questo nuovo meccanismo: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda. Illudersi che l’Italia ne sia al riparo è un grave errore. Anche perché ormai siamo entrati nella fase finale del braccio di ferro: quello che ha riguardato il commissariamento dell’Italia. E in questa fase finale gli stessi tedeschi si sono dovuti spingere così avanti da creare una situazione tale per cui nessuno può avere la certezza che questo meccanismo non sfugga di mano. E quello che si può configurare è che, senza alcun preavviso, nel giro di 24 ore l’Italia si ritrovi in una condizione molto rischiosa.

 

Le intercettazioni su Berlusconi, minando la credibilità del Governo italiano, possono aggravare il quadro?

 

Le dinamiche cui guardano i mercati non sono quelle delle intercettazioni, bensì l’eventuale downgrade dell’Italia da parte di Moody’s. Se questo dovesse avvenire, a seguire ci sarà il declassamento di alcune delle maggiori banche italiane. Se lo spread tra Btp e Bund dovesse superare quota 500 punti base, alcuni istituti di credito italiani entrerebbero infatti nel giro di 36-48 ore nelle condizioni di potersi finanziare con grandissima difficoltà. E ne deriverebbe una serie di conseguenze a catena. Sta di fatto che ovviamente gli ultimi due anni di indagini hanno minato la credibilità internazionale del premier, e quindi Berlusconi non è nelle migliori condizioni per svolgere negoziati europei in prima persona.

 

La Finanziaria sarà sufficiente per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014?

 

Molto dipenderà, in primo luogo, dal contesto internazionale. In quadro dell’ultimo trimestre è diverso da quelli precedenti: è in corso una considerevole frenata dei paesi avanzati, sia dell’area americana che europea, a causa dell’eccesso del debito pubblico. E questo accentua la decelerazione del tasso di crescita dei paesi ex emergenti, che dal secondo trimestre di quest’anno, e soprattutto dal terzo, sono in frenata perché si stanno indebolendo le aree di sbocco dei propri manufatti, cioè si sta indebolendo la crescita dei paesi avanzati. Il manifatturiero in Italia quindi, dopo un -12% nel 2009 e un +15% nel 2010, nel 2011 rischia di fermarsi al +5,5%. L’Italia quindi, che cresce troppo poco nel comparto manifatturiero, si trova in un contesto mondiale che non fa che indebolirla.

 

Ma la manovra quali effetti produrrà all’interno di questa situazione?


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