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Economia e Finanza

INDAGINE/ Il "manuale" delle libertà (a costo zero)

Ieri è stato presentato a Milano L’indice delle liberalizzazioni 2011 a cura dell’Istituto Bruno Leoni. CARLO STAGNARO ci presenta i risultati principali di questa ricerca

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Nel 2011 l’Italia è liberalizzata al 49%. Il valore riscontrato nella ricerca annuale dell’Istituto Bruno Leoni è sostanzialmente in linea con quelli trovati negli anni precedenti (siamo solo un punto sopra il 2010) e indica un Paese che, sostanzialmente, è fermo. Certo, il 49%o complessivo è il risultato di valutazioni molto diverse tra di loro, nei sedici settori indagati.

Diversi settori hanno avuto cambiamenti visibili, in meglio o in peggio. Resta però il fatto che l’Italia, nel suo complesso, non ha né allargato, né ristretto gli spazi concorrenziali, ossia gli spazi di opportunità per l’inventiva imprenditoriale. Di conseguenza, i consumatori devono fare i conti con prezzi più alti e un’offerta meno diversificata.

Quali sono le conclusioni dell’Indice 2011? Questa è la sintesi dello studio presentato ieri a Milano: “Il settore più liberalizzato è il mercato elettrico (72%, in crescita di un punto sul 2010), seguito da servizi finanziari (69%, in crescita di 5 punti principalmente per la contrazione delle attività finanziarie nel benchmark elvetico) e televisione (62%, in calo di tre punti a causa del maggior dinamismo osservato nel benchmark spagnolo). I settori peggiori sono i servizi idrici (19%, due punti in più del 2010), autostrade (28%, in calo rispetto all’anno scorso) e trasporti ferroviari (36%, in arretramento di 5 punti rispetto all’anno scorso a causa delle nuove restrizioni ai contratti nel trasporto regionale).

Per quel che riguarda gli altri settori, si segnalano i significativi passi avanti nel mercato del gas (62% rispetto al 55% del 2010) e nelle poste (47% contro il precedente 41%, grazie soprattutto al recepimento, seppure di per sé insoddisfacente, della terza direttiva postale). Modesti progressi si sono osservati nel fisco (56% contro 54%, dovuto soprattutto al peggioramento del benchmark britannico) e nel trasporto aereo (62%, a fronte del 60% dell’anno precedente). Infine, hanno guadagnato un solo punto la pubblica amministrazione (39%), il trasporto pubblico locale (44%) e le telecomunicazioni (42%). Da ultimo, sono rimasti stabili i seguenti settori: mercato del lavoro (60%), ordini professionali (47%) e mercato dell’arte (45%)”.