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BORSE/ Giovedì nero per Europa e Usa (il punto alla chiusura)

Pubblicazione:giovedì 22 settembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Siamo tornati a tre anni fa. Ci saranno gli analisti che faranno i distinguo necessari. Si dirà che il quadro è cambiato. Ma la sostanza è che i valori di Borsa hanno perso il 40% dall’inizio dell’anno e continuano a perdere.

Si parlerà della stagnazione e della crescita lenta, che ormai non è più crescita. Forse sarebbe meglio parlare del fallimento di un  sistema finanziario che non riesce più a essere riaggiustato.

Ieri gli americani si attendevano una nuova immissione di liquidità, Ben Bernanke ha studiato la “Operation Twist”, un ribilanciamento del suo portafoglio di bond verso titoli  a scadenza più lunga. Wall Street non ha capito o non ci ha creduto e ha perso ieri e oggi sta letteralmente sprofondando con un Dow Jones che segna -3,19%.

Stamattina il riscontro delle Borse europee è stato devastante sin dall’apertura, con dei segni rossi, delle perdite che sono subito partite intorno al 3%. Il trend ribassista non si è più fermato. E non c’era alcuna ragione per cui dovesse fermarsi. Tutto il comparto finanziario e bancario europeo è sotto pressione. Se è arrivato il downgrade a sette banche italiane e quelle francesi sembrano pesci che “puzzano in testa”. Le performances negative della grande Societe Generale, la banca che finanziava la grande impresa pubblica francese, è in piena bufera. E non vanno bene neppure Credit Agricole e Bnp-Paribas.

Ma se il comparto finanziario sta andando in apnea, non è che il comparto industriale marci meglio. Valga per tutti il gruppo Fiat, un’altra “sberla” di oltre sei punti percentuali in meno e il valore dell’azione ampiamente sotto i quattro euro.

Su tutto c’è la situazione greca, ormai al limite del collasso. La famosa Troika ha stabilito che le misure prese dal Governo di Atene non sono sufficienti. Ci vuole una manovra da 28 miliardi di euro, con pensioni ridotte all’osso. Il deficit di bilancio della Grecia schizzerà al 9%, dal target del 7,5%. Il primo ministro Papandreu e il ministro alle Finanze Venizelos continuano a dire che la Grecia resterà nell’euro. Ma non si sa bene dove appoggino le loro speranze. Martedì prossimo sarà una giornata decisiva per la Grecia: il premier Papandreu si incontrerà a Berlino con Angela Merkel. Poi la troika ritornerà ad Atene. In definitiva un altro week-end da paura, mentre la situazione sociale è sempre più in ebollizione tra scioperi di tutte le categorie.


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