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DOWNGRADE BANCHE/ L’esperto: le nostre sono solide, ma c’è il pericolo “scalata”

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Io sostengo che le banche italiane stiano meglio di due anni fa. È vero che danno poco credito, soprattutto alle piccole imprese e poi aumentano i servizi bancari. Non c’è dubbio che stanno facendo pesare questa necessaria stabilizzazione alla clientela. Ma non si può dire che le nostre banche siano al disastro. Questa è un’autentica maxiballa.


E non siamo nemmeno in una situazione di credit crunch come avvenne invece dopo il fallimento di Lehman Brothers?


È vero non si può parlare di credit crunch in questo momento. Certo è difficile capire fino a quando andrà avanti questa situazione finanziaria complicata e problematica. Vedo che in America, il presidente della Fed, Ben Bernanke, sta mettendo in atto una serie di operazioni, come quella annunciata ieri “Twist” per immettere liquidità nel sistema. Anche la Bce farà le sue mosse. Non è che si può tutelare solamente l’inflazione sotto il 2%. Quando Mario Draghi si insedierà, credo che un passaggio che non preveda solo la tutela scrupolosa dell’inflazione sarà fatto.


Ci sono però complicazioni sull’euro, sulla Grecia, che possono protrarre questa situazione?


Penso che tra poco il problema greco sarà risolto. Non so dire in che modo. Può anche darsi che si scelga l’uscita della Grecia dall’euro, per vedere che cosa può accadere in un caso simile. Può essere un esempio per vedere come funzionano le cose. È evidente che sull’euro ci sarà una rinegoziazione generale.


C’è un’impressione in giro: che alcune nostre banche, visti i valori attuali sono a rischio scalata. Due esempi su tutti sembrano Unicredit e Banca Popolare di Milano...


Effettivamente questo rischio lo vedo anche io. E lascia un poco l’amaro in bocca a circa venti anni dalle famose privatizzazioni.


(Gianluigi Da Rold)

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