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DOWNGRADE BANCHE/ L’esperto: le nostre sono solide, ma c’è il pericolo “scalata”

Pubblicazione:giovedì 22 settembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

È come di consueto lucidissimo Antonio Quaglio, caporedattore de Il Sole 24 Ore. Mastica finanza come pochi altri in questo ormai sventurato Paese, dove Standar&Poor’s sta abbassando rating a più non posso. Dopo il downgrade sul debito pubblico, S&P’s non ha risparmiato le più grandi banche italiane, tranne Unicredit perché era già stata degradata.


Che ne pensa di questo ultimo “regalino” che ci arriva da oltreoceano?


In se stesso, visto freddamente non è che un fatto tecnico. Dopo il downgrade al Paese non poteva che arrivare alle più grandi realtà finanziarie. È un allineamento, chiamiamolo così. Certo, non fa piacere, perché poi queste sette banche (Intesa San Paolo, Mediobanca, Findomestic Banca, le Banca Imi, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, Cassa di risparmio di Bologna e Bnl) peggiorano la situazione nella loro provvista. Insomma, peggiora la provvista sul mercato. Pagheranno qualche cosa di più per la liquidità necessaria. E poi non aiuta di certo la Borsa sul merito del credito, in azioni e obbligazioni, Si ripete, si allinea, a livello di banche quello che accade per lo Stato: devi pagare di più e devi offrire maggiori interessi. Insomma, da Standard&Poor’s è arrivato un giudizio sull’intero sistema.


Il downgrade ha colpito anche Mediobanca, che proprio ieri ha detto di avere un coefficiente “tier 1”, pari a 11,2.


Così è. Mediobanca avrà quel coefficiente, ma in questo momento per il rating che arriva dagli Usa il giudizio è identico a quello delle altre banche italiane.


Ma sono mese così male le nostre banche?


Resto dell’idea, così come tre anni fa, che non sono affatto peggio delle altre banche europee e americane. In taluni casi, aggiungerei un “anzi”. In Borsa picchieranno in basso, ma così come non sono fallite tre anni fa non falliranno in questo periodo complicato. Molte hanno ricapitalizzato, senza chiedere soldi allo Stato, così come aveva consigliato Mario Draghi quest’anno al Forex. E sono poche quelle che, dopo la crisi del 2008, sono ricorse ai cosiddetti “Tremonti bond”. Certo si trovano in un momento difficile. Con la recessione aumenteranno le sofferenze. Ma non si può dire, ad esempio, che le banche francesi stiano meglio. Si pensi solamente alle “botte” che hanno dato nelle settimane scorse Societe Generale, a Credit Agricole e alla stessa Bnp-Paribas.


Si può pensare che in un certo senso stiano meglio le nostre banche.


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