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DOWNGRADE ITALIA/ Standard & Poor's, tagliato il rating di sette banche italiane

L'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating di sette banche italiane, per allineare gli istituti di credito al rating dato all'Italia. Outlook negativo per altre 15 istituti di credito

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L'agenzia di rating Standard & Poor's colpisce ancora. Dopo aver effettuato il downgrade dell'Italia, portandola da A+ a semplice A per il dubbio che il nostro Paese possa far fronte alla crisi, adesso a essere colpite dal giudizio sono ben sette banche italiane. A questo si aggiunge l'outlook negativo per altri quindici istituti di credito. Tra le banche colpite Mediobanca, Findomestic, Intesa Sanpaolo. Si tratta, nelle motivazioni fornite, di un passo inevitabile per allineare le banche al livello dell'Italia, banche che hanno circa il 40% del proprio asssetto sul mercato nazionale. Il rating di lungo termine passa per Mediobanca, Findomestic, Intesa Sanpaolo e le sue controllate Banca Imi, Cassa Risparmio Bologna e Biis  da A+ ad A. Non cambia invece restando a A-1 il rating sul breve termine. Anche Bnl passa da A+ a A-1. Vengno poi abbassate le prospettive che passano da stabili a negative pur confermando il rating A per  Banca Fideuram, Agos-Ducato, Istituto per il Credito Sportivo, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Unicredit e le controllate Unicredit Bank, Unicredit Bank Austria e Unicredit Leasing. Nel comunicato di S&P si legge anche che "La debolezza delle condizioni operative potrebbe influenzare la nostra visione dei rischi economici e industriali che colpiscono il sistema finanziario italiano, che analizziamo come parte del banking industry country risk assessment (bicra) e quindi, probabilmente, la capacità di credito per le banche italiane a cui diamo il rating". Ieri si era assistito anche alla valutazione da parte dell'agenzia di alcune aziende a partecipazione pubblica: la cassa depositi e prestiti era stata valutata da A+ a A. Si tratta di un istituto a controllo statale per il suo 70% che investe in settori di interesse strategico per l'Italia. Intanto il nostro governo ha fatto sapere che la manovra varata è sufficiente per raggiungere il pareggio nel 2013, come da essa previsto. Dall'altra parte dell'Oceano, la Fed fa sapere che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è ancora elevato e il mercato del lavoro è debole. Sempre la Fed ha lasciato invariati i tassi tra lo 0 e lo 0,25%: il costo del denaro, ha detto l'organismo, rimarrà basso fino alla metà del 2013.