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FINANZA/ Altro che S&P’s, ecco la vera "bomba" sui mercati

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Sarà per questo, forse, che martedì, mentre in Italia si sprecavano fiumi d’inchiostro in dotte dietrologie ed elucubrazioni funerarie su quel nulla totale che è il downgrade del nostro debito operato da Standard&Poor’s (gente capace di performance simili: il 9 novembre 2001 valutava Enron ancora BBB, il 3 dicembre Enron falliva; il 18 luglio 2008 valutava Lehman Brothers A, il 15 settembre Lehman dichiarava bancarotta; il 15 settembre 2008 opera il downgrade di Aig da AA- ad A-, peccato che il 17 settembre la Fed sia stata costretta a estendere il prestito di 85 miliardi di dollari; il 15 novembre 2007 abbassa il rating di Bear Stearns da A+ ad A, quattro mesi dopo l’azienda sfiora il fallimento e viene salvata dal governo; rating BBB a Parmalat per tre anni di fila fino a una settimana dalla bancarotta; assegna il rating AA ad Orange County poco prima che la contea della Florida andasse incontro alla peggior bancarotta della sua storia. Vale la pena di dar loro conto?), lo European Systemic Risk Board lanciava l’allarme ai governi europei. Ovvero, preparatevi a iniezioni di capitali per alcune banche, principalmente quelle che hanno fallito o superato a fatica gli stress tests della scorsa primavera.

Insomma, default greco già prezzato con conseguenti haircuts obbligazionari e lo spread Libor sul dollaro a 3 mesi che parla la lingua di istituti pronti ad andare a zampe all’aria perché incapaci di rifinanziare in dollari i loro prestiti allegri in divisa Usa quando le cose andavano bene (ecco spiegato l’intervento congiunto per liquidità in dollari di Fed, Bce, BoE, BoJ e Banca centrale svizzera). Altro che Standard&Poor’s e i suoi compitini.

A far paura, piuttosto, dovrebbero essere le cifre fornite ieri dal Fmi, secondo cui la crisi del debito dell’area euro è costata alle banche europee 200 miliardi di euro da quando è iniziata. «Da quando ha avuto inizio nel 2010, la crisi è stimata avere un impatto diretto di 200 miliardi di euro sulle banche dell’Unione Europea», che sale a 300 miliardi di euro se si include «l’aumento del rischio di credito delle esposizioni interbancarie».

E la stima non include le necessità di capitale delle banche. «I rischi di contagio al settore bancario dalla crisi del debito hanno aumentato le pressioni su alcune banche dell’area euro, deprimendo la loro capitalizzazione di mercato. L’epicentro della crisi del debito è stata la Grecia - afferma il Fmi -, che ha generato quattro ondate di impatto negativo sulle banche europee. La prima sono i 60 miliardi di euro di esposizione verso la Grecia delle banche europee. La seconda, con la crisi del debito che si è allargata ad altri governi, l’impatto negativo sulle banche è aumentato a 80 miliardi di dollari, se si includono Irlanda e Portogallo. La terza ondata si è avuta con il Belgio, l’Italia e la Spagna sotto pressione dei mercati e che ha fatto salire il conto a 200 miliardi di dollari. La quarta - conclude il Fondo - è il calo dei prezzi degli asset delle banche nei paesi con elevati spread che si è tradotta in un aumento del rischio di credito delle esposizioni interbancarie e incluse queste esposizioni l’impatto negativo è stato di 300 miliardi di dollari».


COMMENTI
22/09/2011 - Vi spiego cosa succederà (Diego Perna)

Mi scuso per il titolo, che sembra l'abbia preso a prestito da uno degli articoli del Sussidiario, avrei dovuto scrivere cosa succederà a me e a molti come me. Non che sia così grave, mi auguro che la vita continui, e che non cada in depressione come altri imprenditori o artigiani come me. Ho letto il suo articolo e le varie scadenze tra titoli di stato e altro che andranno a scadenza nelle prossime settimane o mesi, un mare di denaro che non si sa dove prendere, forse lo schema Ponzi non si può usare più. Bene, a me scade tra pochi giorni la bolletta della luce, quella del telefono, fra due mesi l'inps, il conto del ragioniere,ecc. la rata del prestito d'esercizio che è servita a pagare tasse e inps pregresse con more e sanzioni, mentre il mio conto in banca è al limite della scopertura. Io in default ci andrò, a meno che un'altra banca o altri non mi finanzieranno. Non credo a quest'ultima soluzione, penso che venderò il laboratorio dove lavoro, acquistato con vent'anni di mutuo e fatica, e farò fronte ai miei debiti, non voglio essere perseguitato da banche equitalia e compagnia di strozzini vari. Mi dispiace se anche l'Italia andrà in default, ma di me a chi gliene mai fregato in questo paese, dove all'ordine del giorno ci sono sempre e solo i problemi di una sola persona, gente che dovrebbe andare in galera ma non ci va? Qualcuno se n'è accorto? Non sono solo i mercati o le agenzie di rating che ci affossano, ma una politica che ha pensato solo ai fatti propri! 'ngiorno