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MEDIOBANCA/ Cosa nasconde la "pace armata" coi francesi?

Pubblicazione:giovedì 22 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 settembre 2011, 10.07

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Di fatto, visti i rapporti di forza e soprattutto il complicato “dopo-Geronzi”, con code e polemiche intorno a Generali, per la vicenda della “put” del valore di circa tre miliardi di euro rilasciata a favore del finanziere ceco Kellner, il management di Mediobanca (Renato Pagliaro, Alberto Nagel e il direttore generale Francesco Saverio Vinci) va verso una riconferma che dovrebbe superare anche l'appuntamento canonico del 28 ottobre, cioè la tradizionale assemblea dei soci.
A leggere i conti, visti i tempi che corrono, non c'è che da fare apprezzamenti. In calo l'utile di esercizio, ma di poco. Il dividendo è fissato ancora a 0,17 euro. Migliorano i ricavi trainati dal retail e dal private banking. Il coefficiente “tier 1” sale all'11, 2, così come l'utile lordo che sale del 28 percento. Ci sono due svalutazioni abbastanza pesanti: i titoli greci per un totale di 109 milioni di euro e la partecipazione in Telco che ammonta a circa 120 milioni di euro. Ma indubbiamente, rispetto al panorama italiano, non solo europeo, la banca è solida.
Ma c'è il problema Generali, cioè la “perla triestina” che ha sempre costituito l'asse storico con  Mediobanca della “galassia del Nord”. Lì, proprio a Trieste, c'è un passato di  pesanti contrapposizioni non solo tra Cesare Geronzi e l'attuale management di piazzetta Cuccia, ma tra il gruppo francese di Bollorè e l'attuale management.
Al momento sembra che sia stato raggiunto un accordo, un modo di convivenza. Ma la sensazione che nei prossimi mesi gli equilibri raggiunti possano essere compromessi c'è, secondo voci e indiscrezioni. Qualcuno dice: “Meglio parlare di pace armata”, tra management e la maggioranza degli azionisti.



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