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SCENARIO/ 1. Bertone: ecco quel che ci "nascondono" sulla crisi dell’Italia

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L’Italia, che è un’economia chiave del sistema (la seconda potenza manifatturiera della Ue, la terza economia e il secondo debito pubblico in cifre assolute oltre che il primo in rapporto al Pil), rappresenta una parte determinante della risposta. Il Paese è troppo grande per fallire da solo senza trascinare gli altri in una caduta senza limite. Ma è anche troppo grande per essere salvato. Ergo, l’Italia rischia di trascinare l’Europa in una crisi senza ritorno. Ma gli altri non possono fare molto se l’Italia non si aiuta da sola, perché, anche se ci fosse la volontà politica di farlo, non ci sono mezzi a sufficienza per salvare l’Italia.

Insomma, guai a giudicare la nostra crisi in maniera avulsa dal contesto, rifuggendo alle responsabilità che c’impone il mondo. Ma guai a credere che qualcuno ci possa togliere le castagne dal fuoco con un ipotetico piano Marshall. Nemmeno la Cina, che pure può darci una grossa mano, può essere trasformata con un voltafaccia all’italiana (vi ricordate l’allarme di Tremonti contro i rubinetti e le pantofole in arrivo dal Drago?) da diavolo nero in cavaliere bianco. Già tre anni fa si fece un gran parlare sugli investimenti di Pechino in Grecia, nel porto del Pireo in particolare. E qualcosa si è fatto, ma la Grecia resta al collasso.

Tocca a noi muoversi, insomma. Ma in che modo? Ci vuole un’altra manovra? O qualche colpo di genio di Tremonti, in fuga da Montecitorio per trovare ispirazione a Washington (che è pur meglio di qualche valle del Trentino in compagnia degli amici padani)? Per carità, evitiamo gesti inconsulti. L’Europa, anzi il mondo, non ci chiede nuovi giri di valzer. O altre evoluzioni alla Gattopardo per impressionare i creduloni, riempire le prime pagine o fare “audience”. No, si accontenta di molto meno: mettere in pratica, ad esempio, quel che si è deciso. In tempi ragionevoli agli occhi delle persone di buon senso. Senza trovate da furbi o da azzeccagarbugli. Semmai, cercando di salvaguardare quella credibilità che è merce corrente a Madrid, dove la classe dirigente ha risposto con grande dignità all’emergenza (cosa che i mercati hanno apprezzato) e che in Italia è merce sempre più rara.

È la credibilità, un bene prezioso che vale più di un taglio della spesa, quello che manca al nostro sistema: a luglio, quando il gioco si è fatto duro, i mercati hanno assistito con stupore allo sgretolamento dell’immagine di Giulio Tremonti, fino ad allora considerato il riferimento e la garanzia del Paese. Intanto, non è passato giorno senza nuove contestazioni a destra o a sinistra, mai accompagnate da un gesto di cambiamneto, volontario o coatto. Con queste premesse, chi ha voglia di comprare un Btp o il titolo di una banca italiana seppur più solida della cugina francese?


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COMMENTI
24/09/2011 - levere cause della crisi ed i rimedi (angelo mazzoleni)

vediamo anche in sintesi le vere cause della crisi : -L'avidità insaziabile della finanza dei poteri forti e degli speculatori internazionali(gli stessi che l'hanno provocata eosano chiedere gli interessi) espressione di un modello globale degenerato del neocapitalismo liberista . -L’asservimento dei governi europei alle loro logiche spietate e ricattarorie . -La mancanza di una consapevolezza collettiva dei processi a causa anche di una informazione asservita, superficiale o carente. Le conseguenze : Una gigantesca macelleria sociale perpetrata a danno di interi popoli , la spoliazione dei beni (vedi caso Grecia senza che ciò sia comunque servito a salvare quel paese), l’ulteriore arricchimento di quei poteri a danno dei cittadini, infine i ricatti intollerabili ai governi medesimi. Teniamo presente che il crollo delle borse e la paura susseguente viene gestita dall'oligopolio finanziario proprio per spingere i governi ad ulteriori manovre lacrime e sangue ,ingiustificati dell’età pensioni. Ci sono due modi per uscirne : -non pagare il debito(come ha fatto l'islanda)bloccando i poteri forti e le loro speculazioni( ristabilendo il primato della politica in Europa). -una patrimoniale sui beni dei superricchi (cio' consentirebbe di estinguere il debito italiano dato che costoro detengono capitali di valore triplo rispetto alll'ammontare del debito stesso.

 
23/09/2011 - Ottimismo in economia (giovanni pozzi)

L'ottimismo dei governanti è importante, in economia. Come non ricordare l'ottimismo espresso dal presidente degli Stati Uniti Hoover alla vigilia della crisi del '29? Quando percepiamo troppo ottimismo dai governanti, è il momento di preoccuparci (vedi J.K. Galbraith, "Il grande crollo"). Ritengo che la fiducia vada riposta in altro. Ciò non toglie che la realtà vada indagata con i mezzi che la ragione ci consente. 1) Dopo un decennio di moneta unica, stanno emergendo i difetti strutturali dei singoli paesi, che in passato risolvevano con le "svalutazioni competitive" a danno dei vicini. Ora non è più possibile 2) La crisi produttiva americana sta costringendo i dirigenti statunitensi a difendersi ricercando un nuovo equilibrio nei tassi di cambio con la Cina ed il resto del mondo. Ed il sistema finanziario ne sta soffrendo.

 
23/09/2011 - Otimismo con una sola t (Diego Perna)

Qualcuno ci dia notizie confortanti! Dove sono i ns politici ottimisti di pochi mesi fa? E' possibile che siano tutti scomparsi? E la crisi non era alle ns spalle, la luce in fondo al tunnel, abbiamo meno disoccupati in Europa, ecc. ecc. Ah dimenticavo, complimenti per la manovra, avremo il pareggio del bilancio nel 2013 (77 mld a ns spese, bellissimo). Una domanda a tutti per tenerci desti: - ma ci arriveremo al 2013?- Buona giornata