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SCENARIO/ 1. Bertone: ecco quel che ci "nascondono" sulla crisi dell’Italia

Pubblicazione:venerdì 23 settembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Negli stessi minuti in cui Marco Milanese veniva salvato dall’arresto per un pugno di voti, la Borsa di Milano sfiorava un ribasso del 4%, mentre lo spread tra Btp e Bund viaggiava abbondantemente sopra i 400 punti base. L’ennesima giornata di passione dei mercati finanziari italiani si collegava al panico che ha investito i centri nervosi della finanza globale dopo l’avvertimento, esplicito e drammatico della Federal Reserve sullo stato, pessimo, dell’economia Usa.

I futures sullo Standard & Poor’s lasciavano prevedere una partenza in profondo rosso a Wall Street, sull’onda di quanto già vissuto dalle piazze asiatiche. L’Europa, manco a parlarne: i ribassi, soprattutto alla Borsa di Francoforte, cuore d’Europa oltre che della locomotiva industriale tedesca, erano più marcati che a Milano.

Sono fatti noti, che da oggi contendono la prima pagina dei quotidiani alle immagini forti in arrivo dalle intercettazioni napoletane, relegando nelle pagine interne il campionato di calcio piuttosto che le cronache rosa (ormai ridicole, se si guarda agli sviluppi piccanti della politica tra le lenzuola).

Eppure val la pena di ricordarli, se non fosse che per combattere una visione italocentrica della politica, per cui tutto dipende dalla qualità della manovra (o delle manovre) piuttosto che dalla cattiveria di Standard & Poor’s o dalle resistenze della Fiom per non parlare del decollo del ponte sullo Stretto o dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, o altre facezie consimili di cui sarebbe condito il New Deal nostrano, più patetico che vecchio.

Guai a vedere la crisi italiana come si è fatto in questi anni, in una chiave puramente interna. Da affrontare e risolvere con i tempi e i modi di casa nostra. A partire dallo scorso luglio, quando è apparso evidente alla comunità internazionale che l’Eurozona non aveva in serbo una ricetta in grado di scongiurare il collasso della Grecia, c’è stato un salto di qualità della crisi. I problemi dei singoli Paesi sono diventati il problema che riguarda tutti. La domanda, in altri termini, non è più se la Grecia si salverà o meno bensì: come e in che misura l’Europa saprà sopravvivere a uno shock più pesante di quello subito ai tempi di Lehman Brothers?


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COMMENTI
24/09/2011 - levere cause della crisi ed i rimedi (angelo mazzoleni)

vediamo anche in sintesi le vere cause della crisi : -L'avidità insaziabile della finanza dei poteri forti e degli speculatori internazionali(gli stessi che l'hanno provocata eosano chiedere gli interessi) espressione di un modello globale degenerato del neocapitalismo liberista . -L’asservimento dei governi europei alle loro logiche spietate e ricattarorie . -La mancanza di una consapevolezza collettiva dei processi a causa anche di una informazione asservita, superficiale o carente. Le conseguenze : Una gigantesca macelleria sociale perpetrata a danno di interi popoli , la spoliazione dei beni (vedi caso Grecia senza che ciò sia comunque servito a salvare quel paese), l’ulteriore arricchimento di quei poteri a danno dei cittadini, infine i ricatti intollerabili ai governi medesimi. Teniamo presente che il crollo delle borse e la paura susseguente viene gestita dall'oligopolio finanziario proprio per spingere i governi ad ulteriori manovre lacrime e sangue ,ingiustificati dell’età pensioni. Ci sono due modi per uscirne : -non pagare il debito(come ha fatto l'islanda)bloccando i poteri forti e le loro speculazioni( ristabilendo il primato della politica in Europa). -una patrimoniale sui beni dei superricchi (cio' consentirebbe di estinguere il debito italiano dato che costoro detengono capitali di valore triplo rispetto alll'ammontare del debito stesso.

 
23/09/2011 - Ottimismo in economia (giovanni pozzi)

L'ottimismo dei governanti è importante, in economia. Come non ricordare l'ottimismo espresso dal presidente degli Stati Uniti Hoover alla vigilia della crisi del '29? Quando percepiamo troppo ottimismo dai governanti, è il momento di preoccuparci (vedi J.K. Galbraith, "Il grande crollo"). Ritengo che la fiducia vada riposta in altro. Ciò non toglie che la realtà vada indagata con i mezzi che la ragione ci consente. 1) Dopo un decennio di moneta unica, stanno emergendo i difetti strutturali dei singoli paesi, che in passato risolvevano con le "svalutazioni competitive" a danno dei vicini. Ora non è più possibile 2) La crisi produttiva americana sta costringendo i dirigenti statunitensi a difendersi ricercando un nuovo equilibrio nei tassi di cambio con la Cina ed il resto del mondo. Ed il sistema finanziario ne sta soffrendo.

 
23/09/2011 - Otimismo con una sola t (Diego Perna)

Qualcuno ci dia notizie confortanti! Dove sono i ns politici ottimisti di pochi mesi fa? E' possibile che siano tutti scomparsi? E la crisi non era alle ns spalle, la luce in fondo al tunnel, abbiamo meno disoccupati in Europa, ecc. ecc. Ah dimenticavo, complimenti per la manovra, avremo il pareggio del bilancio nel 2013 (77 mld a ns spese, bellissimo). Una domanda a tutti per tenerci desti: - ma ci arriveremo al 2013?- Buona giornata