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Economia e Finanza

FONDO SALVA-STATI/ Così il voto tedesco può mettere fine all'Euro

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«La Nazione che dovesse mettersi di traverso, così come per la ratifica della decisione sul Fondo salva Stati di luglio, dovrà trarne le estreme conseguenze politiche. In sostanza, significherebbe porsi fuori dall’euro». Non si capisce, tuttavia, perché un singolo stato dovrebbe dire “no”. «Il denominatore comune di decisioni di questo genere è un alto tasso di egoismo e miopia. Non si considerano, infatti, gli enormi vantaggi che derivano da un’Europa unita, anche sul piano economico». Nel caso in cui, invece, fosse la Germania ad esprimersi negativamente, lo scenario si ribalterebbe.

«Questo sancirebbe la fine dell’unione monetaria».  Il motivo per il quale il parere tedesco è così determinante, non è difficile da immaginare. «Da un lato è il paese che contribuisce di più al fondo, dall’altro quello che dovrà metter maggiormente mano al portafoglio laddove si dovesse decidere di allentare la pressione sulla Grecia con formule concordate». Per il professore, il termine “fallimento pilotato” non è del tutto preciso. «Meglio parlare di forme di ristrutturazione dei crediti delle banche tedesche. La stesse che si utilizzano per quelle società che, non riuscendo a far fronte ai propri debiti, concordano con le banche una soluzione che non obblighi al fallimento tradizionalmente inteso.  E’ prevista, in questi casi, l’entrata  dell’istituto di credito nel capitale della società ma, al contempo, la cancellazione di parte dei debiti. Sarebbe meglio, quindi -conclude -  utilizzare la terminologia italiana del concordato preventivo».  

 

(Paolo Nessi) 

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