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GEOFINANZA/ Vi spiego il piano della Germania per "scappare" dall’euro

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

A Berlino, infatti, si lavora su due scenari. Primo, partendo dal presupposto che l’area euro potrebbe disintegrarsi, visto che, nonostante le blindature richieste, un default senza espulsione dall’unione monetaria ha poco senso, occorre scegliere chi se ne andrà. Se i paesi dell’Europa periferica andranno in default uno dopo l’altro e saranno costretti a lasciare l’euro, il rischio è quello di una bank run generalizzata e devastante, con correntisti che prelevano ogni centesimo e cercano di depositarlo in nazioni più sicure, di fatto portando con loro il contagio attraverso le esposizioni e le detenzioni (il timore chiaramente evocato nel weekend da Tim Geithner).

Secondo, la Germania decide di lasciare l’Eurozona e tornare al marco, di fatto “tranquillizzando” i risparmiatori dei paesi Piigs, i quali non saranno tentati di lanciarsi verso una nuova moneta e manterranno i depositi nelle loro banche. A quel punto l’euro si svaluterà, aumentando la competitività delle nazioni in difficoltà e lasciando ai tedeschi l’onere di convivere con una moneta forte, un qualcosa a cui sono abituati dai tempi del “serpentone” monetario. Nei fatti, a Berlino pensano che questo scenario sarebbe il meno devastante e pericoloso per l’Europa e la sua tenuta.

Ma come farebbe Berlino ad attrezzarsi a un’uscita dall’euro in tempi rapidi? Volendo essere pratici, quanto ci vorrebbe a stampare tanti marchi sufficienti all’adozione di una nuova-vecchia valuta da inserire sui mercati? Durante la Guerra Fredda, miliardi e miliardi di marchi tedeschi di nuovo conio vennero nascosti in un bunker segreto sotto una villa vicino a Francoforte, nel caso i russi avessero cercato di destabilizzare l’economia della Germania Ovest inondandola di marchi contraffatti: in questo modo, la Bundesbank avrebbe potuto rimpiazzare i falsi con i veri in brevissimo tempo. Non vi pare che i tedeschi siano gente così pragmatica da attrezzarsi a un evento devastante ma possibile come la disintegrazione dell’euro?

Niente paura, tutti quei marchi furono distrutti nel 1988, dopo venticinque anni di meticoloso nascondiglio. Non è una fantasia della mia fervida immaginazione: la conferma dell’avvenuta distruzione la diede nel 2010, 22 anni dopo, lo Spiegel con un ampio servizio corredato di foto delle banconote e del caveau-bunker. Qui, però, sorge un dubbio: quei marchi furono davvero distrutti oppure la Germania aveva bisogno di dimostrare ai propri partner (i quali ovviamente sapevano di quella mega riserva valutaria segreta) che, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, la sua adesione, ideale e politica, all’euro era totale e incondizionata?



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COMMENTI
27/09/2011 - Visioni complicate (Leonardo Baggiani)

L'articolo è interessante, il problema è che la prima parte ha delle basi quasi oggettive e ferme, mentre la fine ha molto di congettura... d'altra parte certi scenari, se fossero veri, si potrebbero solo congetturare e non scoprire fino all'ultimo. L'analisi proposta secondo me ha però un vero problema - lo chiamerei errore, chiaramente in relazione alla mia visione delle cose - di fondo: il destino politico di una UE non ha niente a che vedere, in via naturale, con la moneta; o meglio, la moneta euro può vivere tranquillamente anche con una Grecia che salta, e pure con un'Italia che salta; se la moneta fosse l'oro, non sarebbe un problema per quella moneta il fallimento di uno Stato che la usa. Il problema politico si trasferisce sull'Euro perché il pericolo di fallimento crea spinte per la creazione di ulteriore offerta di euro pur di tappare i buchi;non si può mettere insieme un problema monetario con un problema finanziario, sono cose distinte, che vengono accomunate proprio perché la politica "pretende" di risolvere l'uno sfruttando l'altro - la politica forse dichiara di voler risolvere un problema perché altrimenti questo si trascina dietro l'altro, ma in realtà è essa stessa che crea il problema - il nesso causale tra finanza pubblica e moneta - quando "decide" di intervenire. Se si sfata che una crisi greca debba diventare una crisi dell'euro, credo che molte ricostruzioni geopolitiche si riducano a lotte di potere via malainformazione.

 
27/09/2011 - Capro espiatorio (Diego Perna)

Secondo me, la Grecia è solo un capro espiatorio, ormai sembra solo causa sua se crolla il mondo. Forse oggi sarebbe la goccia, ma non fosse la Grecia prima o poi, nel giro di qualche anno si ripresenterebbe il problema in qualche altra parte d'Europa o del mondo. L'Ocse parla di 20 mln di disoccupati a causa della crisi Lemhan, e sono destinati ad aumentare, è logico. Sono sempre più preoccupato, anche perché sino a pochi mesi fa, e purtroppo anche oggi ci continuano a dire che in Italia le cose non vanno poi così male. Certo non siamo ancora ai livelli della Grecia, ma per quanto ancora non ci è dato saperlo; non vedo miglioramenti, a parte i dati di borsa, ma ho paura che sia solo una fiammata da paglia. La borsa serve solo a far stare tranquilli gli investitori, ma i lavoratori tranquilli non lo siamo. La Finanza ci porterà alla fame, è solo questione di tempo, tranne che a governare ci vada chi lavora, in tutto il mondo, non coloro che non vivono sulla pelle i problemi della gente. Chi vive del proprio lavoro e costruisce qualcosa con fatica è più capace di vedere le questioni in anticipo e risolverle, chi vive di rendite( finanziare e al) i problemi non può risolverli, perchè nemm li vede. Due anni fa la crisi tra i piccoli imprenditori era evidente ma nessuno ne parlava, oggi i temi economici sono sulle prime pagine ma i veri termini non sono chiari a nessuno, nessuno infatti ha una soluzione. Grazie per il suo articolo, Buona serata

 
27/09/2011 - scappare da cosa e dove? (alessandro giudici)

E io che pensavo che Bottarelli fosse il piu' diretto di tutti i commentatori... Intervista di ieri alla BBC di un trader professionista indipendente di origini italiane: http://www.youtube.com/watch?v=lqN3amj6AcE&feature=share (estratto parzialmente parafrasato) "Ai big players non gliene importa nulla dello stato dell'Europa o delle economie mondiali, stanno muovendo i loro soldi al sicuro nel Tesoro Americano e nel dollaro. [...] Io sono un trader e come la maggior parte dei traders non mi interessa cosa succede fino a che posso fare soldi. [...] Vado a letto ogni notte e sogno un'altra recessione perche' e' un'occasione per fare soldi, se sai come fare. [...] Non sono i governi che governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non gliene puo' fregare di meno. [...] La mia previsione e' che entro 12 mesi milioni di persone vedranno i propri risparmi devastati e questo e' solo l'inizio. "

 
27/09/2011 - mi sembrerebbe più semplice .... (Fabrizio Terruzzi)

mi sembrerebbe più semplice, come già suggerivo mesi fa, una secca svalutazione dell'Euro (Svizzera docet) e una parallela rivalutazione dei salari tedeschi, con cui si otterrebbero gli stessi risultati senza le conseguenze devastanti di un fallimento della moneta unica. Anzi tutti contenti, Merkel ed elettori tedeschi in primis. La Germania dopo essere stata causa per due volte della rovina dell'Europa oggi potrebbe ergersi a sua salvatrice. Se invece sarà di nuovo colpevole di un disastro epocale rischia di pagarne duramente le conseguenze. La mentalità dei "crucchi" è in grado di recepirlo? Inoltre, ripeto quanto già scritto più volte, anche in questo caso non mi spaventa tanto la malattia quanto il medico che dovrebbe curarla. Per cui parallelamente andrebbe risolto il problema della governance dell'Europa, una delle premesse per trasformare tutti i debiti sovrani nazionali in Eurobond e chiudere così definitivamente la partita.