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PENSIONI/ Ecco la vera riforma che ci chiede l’Europa

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Tali misure possono essere anche l’avvio di un riequilibrio intergenerazione. Da un lato, quanto minore è il fardello totale tanto minore può esserlo per chi in un sistema “a ripartizione” è chiamato a portarlo. Da un altro, con pochi ritocchi alle proposte CeRP si può fare molta strada in materia di equità tra generazioni.

In primo luogo, dopo una fase di riforme, occorrono regole che siano immodificabili per i prossimi 15-20 anni in modo da dare un buon grado certezza a tutti - elemento essenziale per programmare il proprio futuro (la pensione è una pensione sulla vecchiaia e programmare la terza età è il principale “diritto” di tutti); ciò può, anzi deve, essere blindato nella legge. In secondo luogo, le regole previdenziali devono essere uguali per tutti dato che il passato ci insegna che nell’eccessiva differenziazione delle regole si annidano privilegi e ingiustizie (ancora oggi vengono concessi ingiustificati trattamenti di favore a categorie di lavoratori quali parlamentari e liberi professionisti con casse autonome, ecc.)

In terzo luogo, i provvedimenti straordinari volti alla riduzione di breve termine della spesa - quali quelli che ci chiede l’Ue, devono essere improntati a un criterio di “giustizia ed equità” e i sacrifici maggiori devono essere chiesti a coloro i quali hanno redditi medio-alti, in particolar modo a coloro i quali hanno beneficiato e beneficiano della maggiore generosità delle regole previdenziali retributive applicate in passato.

In base a questi principi, un riassetto fattibile implica:

1) anticipare l’applicazione del “contributivo” dal primo gennaio 2012, applicandolo a tutti, fatti salvi i diritti previdenziali già maturati che daranno origine a una pensione calcolata con le regole attuali;

2) lasciare flessibilità nell’età di pensionamento: ossia, i lavoratori che hanno almeno cinque anni di contributi (oggi se non se ne hanno venti si perde tutto) devono poter scegliere a che età andare in pensione all’interno di una forchetta compresa tra i 63 e i 68 (eventualmente 70) anni. In caso di pensionamento anticipato prima dei 63 anni, la pensione verrà calcolata interamente con il sistema contributivo e l’accesso alla pensione sarà consentito solo se la pensione supera 1,2 volte l’ammontare dell’assegno sociale. Coerentemente con quanto disposto dalla legge 122/201, si dovrà inoltre prevedere l’adeguamento triennale dei requisiti di età per l’accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita;

3) chiedere un “contributo di solidarietà” - aggiuntivo rispetto a quello prefigurato nell’attuale “manovra” di finanza pubblica - alle pensioni più alte, specialmente se si tratta di baby pensioni e pensioni di reversibilità. eccessivamente generose;


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