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PENSIONI/ Ecco la vera riforma che ci chiede l’Europa

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4) Per il buon funzionamento delle riforme serve l’informazione. È essenziale che l’Inps (e gli altri enti previdenziali) inviino rendiconti periodici ai cittadini in cui siano riportati, per ciascuna posizione previdenziale, la quota di pensione giustificata - in base a criteri di equità attuariale - dalla contribuzione previdenziale effettuata lungo la vita lavorativa e la quota eccedente tale misura. Quest’ultima parte evidenzia infatti quello che può essere considerato il “contributo” della collettività (incluse le generazioni future) alla loro pensione individuale;

5) Risolvere una volta per tutte i problemi ancora aperti in materia di “totalizzazione” dei contributi dei co.co.pro e simili con quelli di dipendenti, poiché la gran parte dei giovani inizia la propria attività come co.co.pro ma prima o poi diventa dipendente. C’è un ddl e una proposta di legge bi-partisan in Parlamento: occorre farle viaggiare.

Queste misure relative alle pensioni “pubbliche” (già in atto in numerosi paesi Ue) devono essere affiancate a un riordino della previdenza integrativa che, tramite fusioni e incorporazioni, porti i 700 fondi esistenti a non più di una cinquantina.

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