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FINE DELL’EURO?/ 4. Martino: l'Italia è in ginocchio per colpa dell’euro

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Sono in tanti a scommettere su questa ipotesi. Al Forum di Cernobbio hanno condotto un sondaggio tra i partecipanti e il 49% degli intervistati ha dichiarato che entro tre anni l’euro non esisterà più. Sarebbe un terremoto monetario nella fase di transizione, ma alla fine tutti i paesi più deboli come la Grecia avrebbero solo da guadagnarci. Atene sta cercando di riequilibrare il bilancio abbassando tutti i prezzi e i redditi interni, e questo causa le violenze di piazza che abbiamo visto. Se avesse ancora la dracma, basterebbe svalutarla per raggiungere lo stesso effetto più rapidamente, e in modo indolore.

 

È l’unico motivo per cui il dissolvimento dell’euro potrebbe essere la scelta migliore?

 

No, c’è anche il confronto sfavorevole con il dollaro, che sta incoraggiando le esportazioni americane a danno di quelle europee. Nello stesso tempo l’inflazione negli Usa è da molti anni bassissima. Quindi il potere d’acquisto interno del dollaro è elevato e solido, il valore esterno è diminuito e questo favorisce la bilancia commerciale. L’euro è esattamente nella posizione opposta: il suo valore esterno è aumentato, il suo potere d’acquisto interno è bassissimo. E il risultato è che le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese: prima con uno stipendio da due milioni di lire se la cavavano benone, oggi con mille euro fanno la fame.

 

Da che cosa nasce la forza del dollaro?

 

Dalla politica monetaria della Fed, che malgrado le follie di Barack Obama è riuscita a mantenere l’inflazione a un tasso basso, inferiore al 3%.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
28/09/2011 - Finalmente! (Vulzio Abramo Prati)

Innanzitutto devo dire che dopo tanto silenzio è un piacere leggere l'intervista al Prof. Martino, uno dei pochi politici che parla di economia a ragion veduta, ascoltato e rispettato in Italia e all'estero. Che dire? Condivido in generale la sua analisi, solo sul punto età pensionabile/ riforma pensioni è il caso di entrare maggiormente nel dettaglio. Il sistema pensionistico è una galassia con pensioni e contribuzioni diverse per categoria: ci sono pensioni per dipendenti privati, statali, enti locali, dirigenti, contadini, autonomi, Banca d'Italia, consiglieri regionali ( con parametri diversi per regione), deputati e l'elenco sarebbe ancora lungo. Quando però si pensa alla riforma si sottintende solo l'INPS che tra l'altro presenta situazioni di bilancio diverse per le diverse categorie gestite. Credo che per poter essere credibile una riforma dovrebbe partire dall'uniformare le diverse categorie di contribuenti/pensionati su parametri unici di età, contribuzione e retribuzione, e quasi sempre quelli dell'INPS sono i più impegnativi, e solo dopo e parlando di tutte le categorie procedere con la riforma. Sacrificando ulteriormente alcune categorie (anche se tanti contribuenti), salvaguardando le migliori condizioni di altri non si può certo pensare di far accettare alcuna riforma!