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TOBIN TAX/ Via libera di Barroso: porterà 55 miliardi di gettito all’anno

Come già anticipato ieri, la Tobin Tax in Europa diventerà realtà. Lo ha spiegato oggi al Parlamento europeo José Manuel Barroso. Ancora ignoti i dettagli della nuova tassa

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Come già anticipato ieri, la Tobin Tax in Europa diventerà realtà. Oggi il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha infatti dichiarato al Parlamento europeo che la Commissione ha adottato ufficialmente la proposta per introdurre un sistema comune di tassazione sulle transazioni finanziarie a partire dal 2014. Barroso ha fatto anche sapere che il gettito annuale atteso dalla Tobin Tax è di 55 miliardi di euro. La commissione Ue è riuscita quindi a superare diversi ostacoli e diverse opposizioni, soprattutto quella della Gran Bretagna, data l’importanza di una piazza finanziaria come Londra che rischierebbe di veder “fuggire” le banche di affari verso la Svizzera.

La tassa sulle transazioni finanziarie, impropriamente chiamata Tobin Tax, consiste nel far pagare a tutti gli operatori finanziari una piccola tassa su ogni transazione finanziaria (scambio di azioni, di contratti futures, ecc.) sulla base di un’aliquota minima che i singoli paesi potrebbero poi ritoccare all’insù. Tale manovra dovrebbe permettere all’Europa di poter “far cassa”, con la quale garantire una maggiore stabilità economica e risanare i bilanci degli stati europei più in difficoltà, soprattutto Grecia, Irlanda, Portogallo (senza dimenticare che la situazione di Spagna e Italia sta peggiorando).  Al momento non sono ancora noti i dettagli della misura: le indiscrezioni dicono che ci saranno due aliquote a seconda degli strumenti finanziari utilizzati, con una più gravosa per quelli che permettono operazioni di speculazione e per i derivati.

Numerose critiche alla Tobin Tax erano emerse nei mesi precedenti da parte di esponenti dell’alta finanza, primi fra tutti Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, i quali ravvisavano nella parzialità geografica di applicazione, limitata alla sola Europa, il rischio di una fuga di capitali dalle borse che anziché  tamponare la crisi potrebbe addirittura incrementarla. Secondo altri osservatori, tale rischio sarebbe arginabile esercitando un controllo sui movimenti di capitale da e verso quelle aree in cui tale imposta non fosse applicata, altri ancora criticano invece la lentezza dell’entrata in vigore dell’accordo sottolineando l’esigenza di un tampone immediato per  fronteggiare il rischio di eventuali speculazioni europee.