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FINANZA/ 1. E ora la Germania scarica il fallimento della Grecia sulla Francia...

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Insomma, sostanzialmente i mercati stanno comprando regali dalla lista nozze di un matrimonio cancellato da entrambi gli sposi e, oltretutto, pagando con assegni a vuoto. Nella serata di martedì, però, Wall Street ha mangiato quasi tutti i guadagni, dimezzando i rialzi sulla scorta di un’indiscrezione in base alla quale si sarebbe aperto un fronte di netta frattura tra i 17 membri dell’Ue riguardo il secondo salvataggio greco da 109 miliardi di euro, con sette paesi che facevano notare come il carico di svalutazioni per i creditori privati detentori di debito ellenico dovranno essere maggiori del 21% concordato nel piano di swap che il buon Venizelos vuole mantenere segreto.

Le divisioni sarebbero emerse per il fatto che le necessità di finanziamento della Grecia sarebbe ben maggiori di quanto stimato soltanto due mesi fa: all’epoca erano di 109 miliardi di euro, oggi sarebbero di 172, un incremento differenziale di 63 miliardi in due mesi, un dato che annualizzato parla la lingua di 360 miliardi di euro! E chi ha fatto scoppiare il bubbone? Ovviamente, Germania e Olanda che hanno subito spinto per perdite maggiori per il settore privato, mentre Francia e Bce intendono resistere stoicamente contro questa ipotesi. Capito perché le banche tedesche hanno scaricato le loro detenzioni di debito ellenico a qualsiasi prezzo?

Ora Parigi trema. E trema davvero, peccato che le banche francesi siano anche le principali detentrici anche del debito italiano, mentre quelle tedesche hanno tagliato le detenzioni anche di quello, a partire da Deutsche Bank che in luglio ha tagliato l’esposizione da 9 a 1 miliardi di euro. Poco male, dai! La rassicurazione fornita da Angela Merkel rispetto alla crisi greca - «faremo di tutto per aiutare a ricostruire la fiducia nella Grecia» - e il mantra del famoso fondo da 3mila miliardi di euro martedì hanno messo il turbo alle piazze europee, cosa volete che sia un buco di debito un filino più grande?

Peccato che a detta dell’ex capo economista della Bce, Otmar Issing, intervistato dallo Spiegel, «la Grecia non potrà mai rimettersi in piedi, anche se aumenterà le misure di austerity ed è inevitabile che il Paese lascerà l’Eurozona. Atene ha bisogno di un haircut sul debito di almeno il 50% e anche così sarà comunque complicato evitare il contagio». E gli eurobonds, la panacea di tutti i mali, ieri rilanciati con forza dal numero uno della Commissione Ue, José Manuel Barroso? «Sarebbero il becchino di un euro stabile». Beh, non male dai: peccato che a quell’hedge fund sottocapitalizzato che è la Bce non vogliano proprio farselo entrare nel cervello.

Ma come anticipato, siamo proprio alle comiche. Non solo la Grecia avrebbe chiesto una consulenza (lautamente pagata) alla Banca centrale irlandese in tema di stabilità e per evitare la bancarotta, ma da ieri anche la politica di “tassa e incassa” rischia di subire una bella battuta d’arresto. Il perché è presto detto: è letteralmente finito l’inchiostro per stampare i moduli delle tasse e le cartelle non escono dal centro computerizzato del ministero delle Finanze da oltre dieci giorni. Non scherzo, la denuncia al riguardo è stata mossa al governo dal partito di opposizione Nuova Democrazia come un’interpellanza a cui il ministero non ha ancora risposto.