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FINANZA/ 1. E ora la Germania scarica il fallimento della Grecia sulla Francia...

Pubblicazione:giovedì 29 settembre 2011

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Cartoline dall’Europa: cds italiano 460 punti base, +12. Spagna 375, +8. Portogallo 1110, +10. Irlanda 736, + 18. Grecia, va beh, lasciamo perdere, siamo nella stratosfera del ridicolo ormai. In compenso, ieri mattina il Tesoro tedesco ha tenuto un’asta da 5 miliardi in titoli a 5 anni (i cosiddetti Bobls), registrando la più bassa ratio domanda/offerta dall’introduzione dell’euro e faticando per non ritrovarsi con parte dello stock non collocata.

Stiamo parlando della Germania, non di Atene. Altro che prese di beneficio, se le Borse hanno smesso di festeggiare come ubriachi a Capodanno il motivo è serio: la Grecia è fallita, il piano salvatutto da 3mila miliardi semplicemente non esiste e se stamattina il Bundestag non dà il via libera all’ampliamento del fondo Efsf, salta il banco e i guadagni record di lunedì e martedì verranno bruciati nell’arco di due ore. Forse meno.

Ormai siamo alle comiche. Il ministro delle Finanze ellenico, Evangelos Venizelos, infatti ha dichiarato che le cifre ufficiali dello swap sul debito greco da parte del settore privato (con haircuts concordati del 21%), nonostante le ottimistiche previsioni greche di un 85% di adesione, non verranno rese note perché strettamente confidenziali. Se davvero si fosse vicini al 90% ipotizzato e posto come precondizione per nuovi aiuti, Venizelos avrebbe tutto da guadagnarci a gridare quelle cifre ai quattro venti nel corso di una conferenza stampa a cui accreditare anche i corrispondenti da Marte: forse, quell’85% finora venduto al mercato appartiene alla stessa categoria dei bilanci statali ellenici aggiustati da Goldman Sachs dopo i currency swaps. E siccome le banche tedesche questo lo sapevano, nelle scorse cinque-sei settimane hanno venduto i loro bonds a qualsiasi prezzo a hedge funds che ora stanno tenendo la Grecia in ostaggio in cambio del nuisance value, quel valore di disturbo che potrebbe mandare davvero i conti in default. E che spiega l’intransigenza tedesca all’ampliamento dell’Efsf e l’apertura a un default con haircuts sul debito del 50%.

Sapete perché? Martedì le Borse europee sono finite sulla luna per il secondo giorno di fila, nonostante la giornata avesse portato con sé la notizia della morte ufficiale dell’ampliamento del fondo Efsf e l’intesa in sede di Commissione Ue per l’introduzione dal 2014 della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, meglio conosciuta come “opzione Tafazzi” visto che porterà come conseguenza la delocalizzazione degli investimenti verso altre piazze a fronte di introiti ridicoli (sono infatti dello 0,01% per le operazioni sui derivati e dello 0,1% sulle operazioni cosiddette “spot” le aliquote minime indicate nella proposta della Commissione europea).

 

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