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FINANZA/ 2. C'è una banconota che può "salvare" l’euro

Pubblicazione:giovedì 29 settembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

L’eurobond è sempre esistito. Volete una prova? Osservate l’ormai celebre divario tra il Bund a dieci anni e il suo corrispettivo greco. Nella bufera di questi mesi lo spread tra i due titoli ha superato il secondo decimale - oggi un’obbligazione greca rende il 22% in più di un Bund -, ma basterebbe ripercorrere a ritroso la serie storica per scoprire un fatto interessante (e meno divulgato).

Nel periodo tra l’introduzione dell’euro in Grecia (2001) e lo scoppio delle crisi sovrane (2008) la differenza tra il Bund a dieci anni e l’equivalente greco ha oscillato intorno a una media dello 0,27%, ottanta volte meno dei livelli attuali. Il 18 febbraio 2005 lo spread raggiunse il minimo storico: la forbice era di appena 8 punti base, ovvero lo 0,08%.

Una differenza talmente impercettibile si giustifica solo in un modo: sui mercati obbligazionari i titoli dei paesi Ue erano assimilati a un unico grande gruppo, l’Unione europea appunto. Si trattava, in sintesi, di una forma di eurobond finalizzato al finanziamento dei diversi deficit nazionali, cioè il collaterale fiscale di cui si discute in questi tempi. Il meccanismo si è inceppato nel momento in cui la coesione degli stati membri è andata in frantumi e nel panico generale gli interessi nazionali hanno prevalso sulle soluzioni di lungo periodo. Perché ciò è avvenuto?

In queste settimane una nuova ondata di interventismo napoleonico e le ambizioni di un cancellierato in gran rispolvero ci spingono a credere che il problema siano i soliti paesi spendaccioni. Eppure i conti non tornano: la Spagna ha un debito pubblico pari al 60% del Pil, meglio di Germania e Inghilterra, mentre l’Italia, il cui cds (credit default swap) a cinque anni è il quintuplo di quello olandese, ha un deficit pari al 4,60% del Pil (per la cronaca, il deficit dell’Olanda è al 5,40%, quello britannico al 10,40%).

Numeri alla mano, la storia del rigore e dell’austerità fiscale non regge e i mercati, in mancanza di una spiegazione credibile, corrono all’impazzata. A questo punto resta un’ipotesi: e se in fallimento fosse l’Europa delle burocrazie?

Questa ipotesi spiega almeno due fenomeni: la guerra all’inflazione, vera crociata della Bce, e l’andamento del cambio dollaro-euro dal 2004 a oggi. Per il primo elemento, i banchieri di Bruxelles ci hanno sempre spiegato che per fare una moneta unica ci vuole stabilità dei prezzi. Altrimenti l’inflazione mangerà la crescita (nel sito Bce c’è davvero un cartone animato con un mostriciattolo di nome inflazione che divora l’economia) e le differenze strutturali tra i paesi membri diventeranno troppo importanti per una valuta comune.


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COMMENTI
01/10/2011 - SALVIAMOCI DAI SALVATORI (roberto curione)

Draghi ex Goldmann Sachs -ritenuta la fonte delle sventure finaziarie -lasciata con rimpianto per diventare governatore Bankitalia. Prodi idem. Questi dove erano quando è cominciata la crisi e Draghi alla BCE è come Dracula all' AVIS. E se Prodi è un grande economista come mai non s' era accorto della crescita zero durante i suoi governi ? E soprattutto xchè la stampa italiana omertosa non ne parlava ?