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CERNOBBIO/ 1. Napolitano sprona il governo, ma aleggia il fantasma della fine dell’euro

L'economista Usa Nouriel Roubini a Cernobbio (Ansa) L'economista Usa Nouriel Roubini a Cernobbio (Ansa)

Poi ritorna in pedana Jean Claude Trichet, il presidente quasi uscente della Bce. Il suo discorso sulla manovra italiana non si discosta dalle dichiarazioni lasciate il giorno prima a un giornale italiano: “Rispettare i conti della manovra e impegnarsi a ridurre il debito”. Lo chiede anche a Napolitano, che risponde che nessuno mette in dubbio la necessità della manovra, l’urgenza e la chiarezza con cui si deve fare. Il fatto che ci siano contrasti, anche duri, non dovrebbe ritardare la manovra italiana.

Ma il nodo dei conti pubblici e le necessità di risanamento non vale ormai solo per l’Italia, visti i nuovi ragguagli dei debiti dei Paesi membri della Comunità e nello stesso tempo viste le nuove stime di crescita tutte in ribasso. Trichet ovviamente fa il suo mestiere, ma i suoi discorsi fanno sempre venire in mente quello che diceva Enrico Cuccia sulle banche centrali: “Alle banche centrali importa solo l’inflazione, gliene frega niente della disoccupazione e dello sviluppo”.

Speriamo che le analisi del “grande vecchio” della finanza italiana non siano più valide. Ma certo, l’impressione è che ci sia un’urgenza ansiosa nel voler far quadrare i conti, in un’atmosfera piuttosto tesa e pessimistica, che non si percepiva ieri fino alle cinque e mezza del pomeriggio, quando hanno chiuso i mercati e tutti i partecipanti dell’Ambrosetti, dal caffè con pasticcini sulla terrazza, sono ritornati a un bicchiere d’acqua minerale per digerire le perdite dei listini.

Nel pomeriggio arriva anche il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn, più tardi il ministro per l’Economia Giulio Tremonti, direttamente da Castelgandolfo dove ha partecipato all’assemblea delle Acli. Sarà Tremonti, domenica pomeriggio, a chiudere il Workshop.

 La sfilata dei grandi personaggi continua. Ci sono politici, banchieri, grandi imprenditori, uomini di Stato come Shimon  Peres. Il clima che si percepisce non è quello di un tranquillo week end di confronto di idee. Si vede che sui volti dei protagonisti c’è tensione e preoccupazione. Anche note di pessimismo per il futuro. Secondo un sondaggio di Sky, su centocinquanta protagonisti del Workshop Ambrosetti, per circa la metà c’è il rischio che, da qui a tre anni, non esista più la zona euro. Speriamo solo che sia un pessimismo determinato dall’andamento dei mercati di agosto e del 2 settembre.

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