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BORSE/ Mercati in rosso dopo i “magnifici quattro” (il punto con Wall Street)

Dopo quattro giorni di rialzo, le borse europee potrebbero chiudere la settimana con un calo. Al momento, infatti, tutte si muovono in territorio negativo

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Dopo quattro giorni di rialzo, le borse europee potrebbero chiudere la settimana con un calo. Al momento, infatti, tutte si muovono in territorio negativo sin dall’inizio delle contrattazioni. Forse si tratta semplicemente di operazioni di realizzo dopo appunto una serie consecutiva di sedute finite in rialzo come non si vedeva da diverso tempo: Milano cede quasi il 2%, ma va peggio a Parigi (-2,5%) e Francoforte (-3,4%).

Per quel che riguarda nello specifico Piazza Affari, oggi è sicuramente la giornata di Banca Popolare di Milano, già sospesa per eccesso di rialzo. Finora, in tutta la settimana, Bpm è risalita di quasi 20 punti percentuali. La spiegazione va ricercata nel cambio dello Statuto che apre al sistema di governance duale con l’interesse di nuovi fondi a entrare nell’istituto di piazza Meda. Al momento Bpm segna un rialzo del 9,5% a quota 1,8 euro ad azione. Si tratta del titolo migliore sul Ftse Mib. Alle sue spalle FonSai (+3,6%), Autogrill (+1,8%), Impregilo (+0,3%) e Banco Popolare (+0,1%). I peggiori sono invece Tod’s (-5,6%), Bper (-4,7%), Luxottica (-4,6%), Diasorin (-3,4%) e Saipem (-3,4%). I titoli più scambiati sono Eni (-0,7%), Unicredit (-2%), Intesa Sanpaolo (-3,3%), Enel (-1%) e Fiat (-3,2%).

C’è invece uno studio di Societe Generale che sembra smontare il piano di dismissioni del patrimonio pubblico illustrato ieri dal ministro Tremonti. Secondo la banca francese, infatti, la vendita di asset statali non è una cura efficace per i problemi di solvibilità di un Paese, come dimostrato dai casi di Grecia e Portogallo. Se dalla vendita di un bene si incassa una tantum, ma si perde la rendita che ne deriva, allora la posizione di un Paese non migliora.

Intanto, dopo il voto del Bundestag di ieri, anche il Bundesrat (la camera alta tedesca) ha approvato l’ampliamento del fondo salva-stati. Disco verde all’Efsf è arrivato anche dall’Austria. Sono quindi ora 14 su 17 i paesi dell’Eurozona che hanno dato via libera all’operazione (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna). Il processo di ratifica entro la metà di ottobre dovrà avere il via libera di Malta, Olanda e Slovacchia.