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Economia e Finanza

SCENARIO/ Bertone: ecco chi decide le mosse dell’Italia

Dagli Usa si guarda con interesse alla ripresa dell’Irlanda, mentre il nostro Paese sembra ancora impantanato e sotto stretta sorveglianza. Il commento di UGO BERTONE

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

In un convegno organizzato da Bloomberg a New York a inizio settimana Wilbur Ross, uno dei più importanti uomini d’affari statunitensi, ha voluto soffermarsi sulla ripresa della Tigre celtica, l’Irlanda, la cui economia è in questi giorni premiata dalla finanza internazionale, che ha fortemente ridotto (dal 13% all’8%) i tassi chiesti per prestar soldi al debito pubblico di Dublino. “La ragione per cui l’Eire ripartirà molto prima del club Med - ha detto - è una sola: la crisi irlandese nasce dagli errori scriteriati del sistema bancario, ma l’economia non ha bisogno di nuove regole. Superata la digestione, sono già ripartiti. L’Europa del Sud, invece, resta ingessata”.

Nelle stesse ore in Italia si recitavano più pièces teatrali degne di un’arena serale di uno dei tanti club Med. In attesa di un voto scontato in aula sulla richiesta d’arresto per un ministro, il titolare dell’Economia e il Premier hanno discusso, in mezzo alla tempesta dei mercati, su “cabina di regia”, “gestione collegiale“ o autonomia del dicastero nelle scelte.

Molto fumo e poco arrosto, verrebbe da dire. Salvo che l’arrosto c’è, ma viene cucinato in quel di Francoforte. La pubblicazione della lettera di Jean-Claude Trichet e di Mario Draghi al governo, datata 5 agosto, ne è un’eloquente conferma: per avere diritto all’intervento della Bce sui Btp, in quel momento (ma anche oggi) a rischio naufragio, l’Italia doveva impegnarsi a fare quelle riforme mille volte annunciate, mille volte rinviate all’insegna del più puro gattopardismo: senza liberalizzazioni e privatizzazioni, un mercato del lavoro più flessibile e un taglio a una macchina pubblica elefantiaca e una revisione del sistema pensionistico, l’Italia non poteva che rassegnarsi al tunnel del declino irreversibile. A danno dello sviluppo, delle nuove generazioni e, date le dimensioni della nostra economia, a detrimento dell’intera area euro. Di qui un diktat o, se volete, la vera manovra. Anzi, di più: il programma di governo fino al 2013, data di scadenza naturale della legislatura.

Quell’arrosto Giulio Tremonti non l’ha digerito. E così, poco più di un mese dopo, ha ripresentato il conto: no al pupillo di Draghi in Banca d’Italia, quel Fabrizio Saccomanni che in qualità di Direttore generale ha fatto parte a pieno titolo dello staff di Draghi e promette di tenere ben aperta la linea di comunicazione tra Roma e Francoforte, destinata a essere sede di una sorta di supergoverno d’Italia, almeno finché Bruxelles, cioè l’autorità politica europea, non assuma pari autorevolezza, prestigio e potere.


COMMENTI
03/10/2011 - chiedo un parere su qs. articolo che ho trovato (Emilio Colombo)

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=22680&size=A c'entra con il suo articolo? anche se non mi replica di seguito, mi piacerebbe sia approfondito il tema e confermati i dati grazie