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CERNOBBIO/ 2. Riusciranno davvero gli eurobond a spegnere i "mostri" di Tremonti?

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Tremonti incalza: «Ho letto sulla stampa di buchi di 4 o 5 miliardi, ma se leggete il testo, il gettito del contributo di solidarietà era di 700 milioni nel 2012 e di 1,6 miliardi nel 2013. Considerando che il recupero dell'evasione è stato di 25 miliardi nel triennio, a legge invariata, non mi pare siano cifre impossibili». Tremonti polemizza con Emma Marcegaglia solo su un punto che riguarda la manovra di luglio: «Ho una visione diversa dal presidente di Confindustria. C'erano 14 miliardi di tasse e sei di tagli. E non viceversa». Ma tra questi botta e risposta, che non sembrano tuttavia lacerare una voglia comune di uscire dalla crisi, Tremonti ritorna sul problema europeo e sul problema della ricerca di un nuovo driver di sviluppo. Tremonti cita un suo vecchio libro del 1994 “Il fantasma della povertà” e ricorda contemporaneamente il libro dell'americano Edward Luttwak, che è presente a Cernobbio da tre giorni, sul “turbocapitalismo”. La sostanza che Tremonti vuole comunicare è che il nuovo driver dello sviluppo passa attraverso nuovi e grandi investimenti pubblici. E qui arriva a parlare degli eurobond: «L'idea di eurobond è un'idea gloriosa. O si fanno gli eurobond o ci saranno grandi criticità». Secondo il ministro per l'Economia: «Questo strumento finanziario è il destino di questo continente. Credo che sia una polemica inutile quella sul fatto che sia solo una proposta italiana. Se fosse un esclusivo interesse italiano, perché è interamente appoggiata dal governo britannico, del governo di Londra?» I toni alla fine sono soft, un po' da tutte le parti. In commento alla manovra intervengono, con sfumature diverse, i ministri Frattini e Romani. Parla ai margini anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni: «La manovra passerà. L'importante è mantenere i saldi e questo è garantito. Ogni cambiamento che può essere utile è accettato».

 

 



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