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Economia e Finanza

CERNOBBIO/ 2. Riusciranno davvero gli eurobond a spegnere i "mostri" di Tremonti?

Al Wokshop Ambrosetti la Marcegaglia e Tremonti, Maroni e Casini sono intervenuti su crisi, manovra e futuro del governo. La cronaca di GIANLUIGI DA ROLD

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Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sembra l'interprete dello stato di frustrazione e di reazione di fronte alla manovra messa in atto dal governo. Reclama, con toni garbati, ma decisi, tempi rapidi e certezze. C'è un monito che suona severo nei confronti del Governo, che gli imprenditori devono avere soppesato e poi messo in bocca alla presidentessa: «Bisogna rendersi conto della gravità della situazione in cui ci troviamo e bisogna agire immediatamente perché il Paese rischia molto». L'intenzione della leader di Confindustria sembra quella di segnalare al Governo precise richieste. Secondo alcuni, Emma Marcegaglia segue la linea di Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale, che ha esortato i governi a intervenire con misure di risparmio e di crescita per far fronte al rallentamento dell'economia.

Il ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, abbandona i toni “professorali”, nei quali ogni tanto involontariamente cade, che poi vengono scambiati quasi sempre per arroganti, ma non si lascia certo sfuggire la replica. La sostanza della risposta è l'atteggiamento che di fronte a questa crisi, sin dal 2008, Tremonti ha sempre avuto: «Non sono mai stato ottimista. Ho detto che mi sembra di stare in un videogame, quando abbatti un mostro se ne solleva un altro». Il problema che appare in tutta evidenza a Villa d'Este, al Workshop Ambrosetti, è che sull'urgenza e la gravità ci sia accordo tra tutte le parti, al di là delle sfumature. Emma Marcegaglia spiega che è in gioco la credibilità del Paese e che, tra prima e seconda stesura della manovra, ci sia stata una sottovalutazione della gravità della crisi e della necessità degli interventi come ci chiedeva la Banca Centrale Europea. Tremonti risponde indirettamente, con toni mansueti: «Certo, nel fare un provvedimento in quattro giorni puoi commettere degli errori. Nessuno ha la bacchetta magica, ma in tanti hanno la mania di bacchettare un po' troppo. Se si usassero le bacchette giuste con l'armonia giusta sarebbe nell'interesse del Paese». Poi Tremonti comincia a sfornare dati, ad esempio sulla lotta all'evasione: «Credo che ci sia stato un cambiamento fondamentale, con l'obiettivo di convincere a dichiarare un po' di più. Credo che ci siano margini per un'azione civile, di equità e di non repressione selvaggia. In Italia chi dichiara più di 500mila euro sono 3641 persone, e chi dichiara più di un milione sono 796 persone».