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MANOVRA/ Pelanda: è l’Europa la causa dei mali dell’Italia

L’Italia, pur con economia stagnante ed indebitamento crescente dai primi anni ’90, è ancora una nazione molto ricca. Ma perché le riforme sono impossibili? Risponde CARLO PELANDA

Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Cosa impedisce al governo di fare la giusta politica economica? L’Italia, pur con economia stagnante ed indebitamento crescente dai primi anni ’90, è ancora una nazione molto ricca, densa di capacità industriali e di potenziali di crescita. Per questo non sarebbe difficile, in teoria, trovare il pareggio di bilancio, stimolare la crescita via detassazioni. Inoltre, è vero che il debito è enorme, ma anche il patrimonio pubblico usabile, via vendite, per abbatterne il volume è altrettanto enorme. In sintesi, ci sono tutte le possibilità per una buona politica economica risanatrice e stimolatrice. Cosa la impedisce?

Un ostacolo formidabile è dato dai vincoli dell’euro. L’azione più efficace per stimolare la crescita è quella di ridurre le tasse, accendendo un deficit temporaneo nel bilancio che poi verrà riassorbito dal maggior gettito fiscale proveniente dall’aumento della crescita del Pil pur a carichi fiscali ridotti. Ma questa mossa, ora non più praticabile per l’emergenza debito, è impedita all’Italia da un decennio a causa della dottrina europea dell’equilibrio finanziario: non vengono ammessi deficit stimolativi pluriannuali, ogni singolo anno il deficit deve essere contenuto entro una data soglia. Anche se i politici italiani avessero voluto tentare tale azione, il vincolo europeo glielo avrebbe impedito.

Per questo ora l’Italia cresce poco e ha un debito oltre misura percepito a rischio di insolvenza. Tale situazione impedisce di bilanciare rigore e sviluppo perché costringe a dare una priorità eccessiva al primo per soddisfare l’esigenza di mantenere credibile il debito non facendone di più. La conseguenza è che l’economia cresce di meno perché molti soldi vengono drenati dall’aumento delle tasse o mancano per taglio della spesa pubblica in un tempo troppo breve per compensarli. Tale tipo di risanamento via deflazione rapida ha già messo in ginocchio la Grecia, aumentato la disoccupazione in Spagna e ridotto la crescita in Italia. Si potrebbe attutirne gli effetti devastanti?

Certo, trovando un sostegno integrativo che garantisca il debito, allungando i tempi di sua riduzione. Ma il modello europeo impedisce la garanzia solidale comunitaria dei debiti nazionali (gli eurobond). Questo consiglierebbe all’Italia, che ne ha tanto, di accelerare vendite di patrimonio per ridurre il debito in modo da mostrare al mercato un impegno risanatore, ottenendo più fiducia. Ma non c’è nemmeno un censimento, con valori periziati, del patrimonio, di cui almeno 500 miliardi sono disponibili per operazioni di mercato. E probabilmente questo avviene perché molte proprietà hanno un valore politico rilevante, cioè sono utili ai partiti per scopi clientelari e simili.


COMMENTI
06/09/2011 - boomerang4 (giorgio cordiero)

che avrebbero fatto il passo più lungo della gamba, indebitandosi oltre misura, o peggio dei cittadini che avrebbero vissuto al di sopra delle loro possibilità, ancora una volta il pecca e pentiti e noi... a crederci! I debiti pubblici sono soldi che i cittadini prestano agli stati, sono denaro "sacro" con uno scopo diverso da qualsiasi altro tipo di denaro. La soluzione? Ritirare dai mercati (in modo graduale) tutti i titoli di stato e regolamentarli in un mercato blindato, gestito separatamente con il mero valore nominale, vincolato a scadenza (se compro un btp a 30 anni, non lo posso vendere prima della scadenza). Sì, allo stato attuale è un'utopia, ma la politica dovrà presto trovare delle soluzioni drastiche per arginare la speculazione, l'altrnativa è il default con meccanismi di ristrutturazione dei debiti (dei 10 principali stati del mondo) che prevedano la restituzione del capitale in molti anni e poi una rendita vitalizia reversibile, vi ricordate la Rendita Italiana al 5%. Successe che nel 1935 a seguito della crisi del 29, in ITalia vennero emessi 42 milkiardi di lire sotto forma di rendita irredimibile che sostituirono il debito puibblico in default (ufficialmente per finanziare la Guerra in Etiopia), emessi a 95 e rimborsati (in 20 anni) al 5%, poi un vitalizio reversibile fino alla seconda generazione. In questo modo i problemi vennero solo rimandati e noi ne paghiamoi ancora le conseguenze. La colpa di ciò che accade è chiaramente dei potentati economici.

 
06/09/2011 - boomerang3 (giorgio cordiero)

Tra 5 anni e che paga un interesse del 5%, qualora i tassi dovessero salire, per esempio al 6%, allora il prezzo del titolo nelle mie mani perderà di valore in quanto quello di nuova emissione risulterà più remunerativo e viceversa si apprezzerà se i tassi dovessero scendere, più è lunga la vita residua del titolo nelle mie mani e maggiore sara la volatilità del medesimo. Fin qui la speculazione sui titoli di stato aveva fruttato parecchi a chi operava in questo mercato, lucrando sulle differenze di prezzo. Così come era successo per il mercato azionario anche a quellodei titoli di stato venne introdotta la possibilità di operare su strumenti finanziari derivati che scommettessero sull'andamento dei prezzi. I potentati economici (banche) non più paghe di un mercato ormai saturo e con pochi margini cominciarono a ragionare sulla FINANZA EMOTIVA: se mettiamo in giro voci sulla possibilità (sempre esisitita) che il debito di uno stato sovrano non venga più restituito alla scadenza, allora, giocando al ribasso sui futures legati a questi titoli, guadagneremo soldi (inflazionati) a palate, così fu fatto ed i mezzi di comunicazione di massa, non so fino a che punto animati da ingenuità, o da malafede, cominciarono ad enfatizzare i rischi di default degli stati: tanto tuonò che poi piovve. Fino a qui l'analisi limpida di come è andata. LA strategia dei mezzi di comunicazione (in mano ai potentati economici) verte adesso sull'accollare le responsabilità di quanto accaduto ai governi (segue)

 
06/09/2011 - boomerang2 (giorgio cordiero)

finanziario ed empirico ed è causato dalla speculazione, messa in atto dai derivati che amplificano gli effetti "normali" del mercato in modo più che proporzionale e a fronte di contratti virtuali, per i quali non viene versato il denaro, alla loro scadenza essi miracolosamente originano guadagni e perdite di denaro che diviene reale, in pratica con 100 euro virtuali e grazie all'effetto leva, chi opera sui derivati avrà guadagnato, o perso (alla scadenza) 1000 o 10mila o 100 mila euro VERI, ma assolutamente inflazionati. Inflazione senza svalutazione: un assurdità criminale, ma lecita e concessa, perchè conveniente a chi la speculazione la alimenta, la enfatizza e la fomenta. In ultima analisi ci siamo improvvisamente accorti (da almeno un paio d'anni) dell'insotenibilità economica del debito pubblico e su questo si è abbattuta la speculazione che costringe gli stati ad adottare manovre pesanti "lacrime, sangue e fragole marce), ma di cosa stiamo parlando? Delle regole del MERCATO, cari amici. Già il libero mercato dei titoli di stato. L'errore è stato volutamente commesso quando si è permesso che i titoli di stato venissero quotati nelle borse, all'inizio ci hanno guadagnato un po' tutti, già perchè l'unica variabile che determinava il prezzo dei titoli di stato era la CD duration, il rapporto tra tasso di interesse offerto dal titolo e sua vita residua. il Prezzo risultava essere inversamente proporzionale all'andamento dei tassi: se io posseggo un titolo che scade (segue)

 
06/09/2011 - boomerang (giorgio cordiero)

L'analisi di Pelanda, pur essendo condivisibile accolla al sistema finanziario europeo responsabilità che sono evidenti, ma che sono la diretta e prevedibilissima conseguenza del mandato ad esso conferito a suo tempo dagli stati membri. Un po' di recente storia diviene allora utile per capire l'attuale situazione: Maastricht sancì che la Banca Centrale Europea avesse come compito principale il controllo dell'inflazione, in questa veniva visto il padre di tutti i mali: L'inflazione funziona cosi: a seguito dell'aumento della domanda di un bene, ne sale il prezzo, ma allora la domanda scende automaticamente e perchè riprenda occorre aumentare lo stimolo ai consumi, quindi far crescere i salari, allora i costi per le imprese saliranno e la spirale continuerà in teoria all'infinito. Per fermare questo si pensò bene (male) di eliminare tutti gli automatismi di aumento salariale (cd scale mobili). Allora emerse un'altro tipo di inflazione, legata alla politica dei tassi di interesse, diciamo per semplicità inflazione finanziaria: più denaro in cioolazione, remunerato ad intresse più alto, genera un'aumento della liquidità, allora occorre intervenire con la leva monetaria (abbassare, o alzare i tassi a seconda dei momenti), peccato che la BCE negli ultimi dieci anni abbia usato malamente ed in modo assolutamente perverso la leva monetaria con un tempismo sbagliato, talmente sbagliato da apparire grossolano, peggio premeditato. L'ultimo tipo di inflazione è del tutto (SEGUE)

 
05/09/2011 - Colpa dell'Europa? (Vulzio Abramo Prati)

Abbiamo un debito che è il 120% del PIL, l'asta dei nostri BTP non mi sembra vada molto bene, senza una minima garanzia dell'Europa siamo già tecnicamente falliti e di chi è la colpa? Dell'Europa! Abbiamo nascosto per anni la polvere sotto il tappeto e adesso che il tappeto è quasi arrivato al soffitto cosa facciamo? Diciamo che il soffitto è basso! Per anni si è ricorsi al debito finanziando interessi elettorali e di bottega e non lo sviluppo del paese e oggi che siamo con un piede nel baratro si pensa a finanziare lo sviluppo con il debito. Finanziare lo sviluppo con il debito è opportuno quando la situazione è solida ma nelle nostre condizioni servirebbe solo ad accelerare la disfatta! Siamo nella situazione di quei giocatori d'azzardo che hanno già perso tutto e si rivolgono agli strozzini pensando di riuscire a salvarsi! L'Europa con i suoi richiami cerca solo di farci capire la gravità della situazione ma sembra che in pochi vogliano ancora capirla, meglio fare le vittime!

 
05/09/2011 - battitore libero (francesco scifo)

Il bell'articolo del Prof. Pelanda ha il coraggio di mettere il dito sulla piaga. I vincoli di bilancio imposti agli Stati membri dai trattati euro non funzionano perchè deprimono l'economia, ovvero sono solo parzialmente conservativi e consumano la ricchezza esistente senza produrne di nuova. Perciò, forse, la soluzione migliore è quella del free rider, ovvero uscire dalla zona euro, rimanendo però attaccati al sistema euro. Ciò causerebbe una delocalizzazione degli investimenti verso di noi dai paesi virtuosi per effetto del minor valore della nostra moneta. Altrimenti, continuare con l'euro ci espone a una devastante crisi produttiva e sociale senza vantaggi.