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FINANZA/ Il Fmi ha ragione, meglio uscire dall'euro (e salvarsi) che rimanerci

MAURO BOTTARELLI spiega come il braccio di ferro tra banche europee e Fondo monetario internazionale apra prospettive inqueitanti per tutta l'Eurozona

La borsa di New York La borsa di New York

Più della Bce che minaccia di non comprare più i nostri bond e spedisce lo spread alle stelle un'altra volta. Più degli Usa che, nel silenzio generale, in meno di un mese sono riusciti a creare altri 200 miliardi di dollari di debito e ora si ritrovano un'altra volta con il problema del debt ceiling (ovviamente, se la Fed il 20 settembre darà il via libera alla terza tranche di QE, ogni problema sarà risolto o silenziato. E poi ci sono i fondi pensione federali a fare da bancomat a Tim Geithner). Più della Grecia che ormai è fallita ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Più dei mercati che crollano o dei dati macro che parlano a chiare lettere di recessione globale alle porte.
Più di tutto questo, a farci temere un credit event in stile Lehman Brothers c'è il braccio di ferro, sotterraneo ma feroce, tra autorità europee e Fondo monetario internazionale, il vero motivo per cui le banche crollano e ieri i titoli legati a questo comparto hanno toccato a livello europeo il minimo da ventinove mesi! Dopo le critiche lanciate al direttore Christine Lagarde per il suo discorso a Jackson Hole, in cui si invitavano saggiamente le banche europee a un'extra capitalizzazione per ulteriori 200 miliardi di euro, l’Europa è tornata all’attacco in ordine sparso e ha criticato la bozza dell’ultimo Global Financial Stability Report (GFSR), la cui pubblicazione definitiva è attesa entro le prossime due settimane.
Alla base della disputa, i criteri di prezzatura. Le stime dell’istituto di Washington utilizzano infatti i prezzi dei cds (credit default swaps) per determinare il valore di mercato dei bond governativi dei tre paesi che ad ora hanno richiesto aiuti finanziari (Irlanda, Grecia e Portogallo) oltre a quelli delle nazioni recentemente finite sotto attacco, come Italia, Spagna e Belgio. Basandosi su questo metodo di calcolo, il Fondo Monetario Internazionale afferma che l'impatto dei titoli di debito sovrani sul mercato riduce alla fine la componente core del capitale delle banche europee di 200 miliardi di euro, ovvero di un valore del 10%-12 per cento. E l’impatto sarebbe addirittura maggiore, forse doppio, se venissero calcolati anche gli effetti negativi sulle banche europee che detengono asset nei capitali di altre banche.
Per Elena Salgado, ministro delle Finanze spagnolo, “Il punto di vista del Fmi non è neutrale. Riescono a vedere solo il lato negativo del problema ed è già la seconda volta che accade”, facendo direttamente riferimento è al report pubblicato nell’ottobre 2009, dove si stimava che le banche europee avevano conteggiato solo 347 miliardi di dollari degli 814 miliardi di probabili perdite provocate dalla crisi finanziaria: in seguito il fondo si era trovato costretto a rivedere le stime sulle perdite di un quarto. Peccato che, un paio di dati questa volta facciano propendere per l'accuratezza delle denuncia dell'Fmi e quindi del suo allarme. Un'analisi mark-to-market, infatti, sarebbe in grado di spiegare molto del recente crollo del prezzo dei titoli bancari europei, tra cui quelli francesi e tedeschi, che hanno una forte esposizione al debito dei vari paesi membri: elementare, piatto, forse brutale ma queste sono le stime che al momento stanno utilizzando gli hedge funds. E non solo.


COMMENTI
09/09/2011 - Suggerimenti concreti (Vittorio Cionini)

Qualche sera fa, dopo aver letto un articolo di Bottarelli, ho sognato mia nonna che mi diceva di comprare dei sacchi di farina. Aggiungerei qualche fiasco d'olio.

 
06/09/2011 - l'elefante Italia + Spagna (Fabrizio Terruzzi)

Se la UE non riesce a salvare il moscerino Grecia figurati l'elefante Italia + Spagna. Quindi addio all'eurozona e ritorniamo uno contro l'altro armati con tanto di frontiere doganali e valute nazionali? Un bello sfacelo. Sarebbe stata meglio una manovra non da 40-60 miliardi ma da 400-600 (di cui la metà fatta di riduzioni di spesa). Tanto prima o dopo dovremo farla, con Euro o senza Euro, direttamente o indirettamente (attraverso un mezzo default a scapito solo di alcuni, un'inflazione a due cifre, ecc.).

 
06/09/2011 - meglio uscire dall'euro (Stefano Gianni)

Caro Bottarelli, quello che dice è giusto, tuttavia mi riesce difficile capire l'ultimo invito e cioè darsi da fare prima che sia troppo tardi. Se è diretto a me, l'accetto, ma comunque non saprei cosa fare, uscire dall'euro da solo non posso e anche tenere i soldi sotto il materasso non risolverebbe nulla nel caso di crisi globale. Se è diretto ai nostri governanti, credo che più di quello che stanno facendo non sappiano fare, o non possano fare. Quindi non potrebbe essere più preciso? Grazie e saluti