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MANOVRA/ 1. I conti senza crescita non convincono i mercati

Pubblicazione:mercoledì 7 settembre 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

L’aumento dell’Iva è una tigre di carta: deve ora coprire non uno ma due buchi annunciati ed è tale da aggravare il calo dei consumi già in atto e di farci scivolare in recessione (come peraltro prevede il Fondo monetario). La manovra, quindi, resta “insostenibile” per pochi (statali, pensionati e soprattutto le famiglie monoreddito) ma rischia di essere troppo “leggera” per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013; anzi, frenando ulteriormente il Pil causerebbe un aumento del rapporto tra stock di debito e reddito nazionale, indicatore molto attenzionato dai mercati internazionali.

Ove ciò non bastasse, si è aperto un nuovo fronte di contrasto e si è innescata una bomba ad orologeria di cui, sino ad ora, pochi si sono accorti. La fonte di contrasto immediato sono le nuove regole sui licenziamenti, non presenti nella versione iniziale del Decreto Legge del 13 agosto ma introdotte per emendamento. Il sindacato è, a torto o a ragione, furibondo. In aggiunta, è stata approvato (per emendamento) la riforma di un organo costituzionale, il CNEL: sotto il profilo formale alcuni giuristi arricciano le ciglia. Sotto quello sostanziale si infuoca ancora di più una battaglia per la composizione dei consiglieri specialmente tra sindacati e “terzo settore”. Si annuncia comunque una valanga di ricorsi mettendo questa voce (peraltro piccola come entità) in balia dei tribunali amministrativi. Agli occhi degli osservatori internazionali, la probabile “falla” nei conti e le nuove tensioni politiche e sociali rendono impossibile mettere il Paese sulla strada di una ripresa inclusiva e non inflazionista oltre che nella stabilità finanziaria. Si tenga presente che la fiducia del Parlamento non equivale a quella dei mercati internazionali e dei nostri consoci nell’eurozona e nell’Unione europea.

Vale, però, chiedersi se non “trovare la quadra” nella realtà effettuale delle cose è davvero un danno per gli italiani. Senza dubbio, la Commissione europea minaccerebbe sculacciate (e ce le darebbe pure), la Banca centrale europea non tenderebbe la mano alle aste di titoli di Stato, varie opposizioni strillerebbero accusando Esecutivo e Parlamento di incompetenza. 


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