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MANOVRA/ 2. Guerini (Confcoop): il "blitz" del governo punisce 4 milioni di assistiti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ebbene alle notizie di cui disponiamo oggi, anche su questo mondo interviene l’aggravio fiscale di cui, stando a quanto apparso sulla stampa, il Presidente del Consiglio va tanto fiero, poiché abbatterebbe i privilegi delle cooperative. Per le cooperative sociali si tratterebbe di un intervento “leggero”, ad essere tassati in fondo non sarebbero che il 3% degli utili di bilancio. In fondo un piccolo sacrificio, si potrebbe dire, se non fosse che questa richiesta ricade su un sistema che negli ultimi anni di storia ha utilizzato questi utili per capitalizzare imprese fatte da persone semplici e lavoratori che accettano di lavorare per il bene comune, accantona anno per anno risorse reinvestite, in gran parte, per costruire la Comunità alloggio per le persone disabili o per i minori, per acquistare il capannone e le attrezzature per il laboratorio di inserimento lavorativo in cui assistere o far lavorare i propri utenti. Togliendo questa possibilità di aumentare un patrimonio, che rimane per sempre indisponibile ai soci, si toglie la possibilità di sviluppo a questo sistema che ricordiamo, ha generato oltre 300.000 posti di lavoro.

Insomma se vogliamo ulteriormente enfatizzare i paragoni, questo intervento chiede ai 300.000 lavoratori delle cooperative sociali, che guadagnano mediamente poco più di 1000 euro al mese, di continuare a lavorare prevalentemente sostenuti dalla motivazione, ma l’eventuale utile che andranno a generare per la loro cooperativa, non potrà essere tutto utilizzato per consolidare la loro impresa e magari accantonare le risorse per ristrutturare la casa in cui gestiscono la comunità alloggio per disabili o per minori, ma di sacrificarsi per versare un piccolo contributo all’abbattimento del debito pubblico. Similmente ai 4 milioni di utenti assistiti chiederemo di avere un poco di pazienza in più se la cooperativa che gestisce la stessa comunità d’accoglienza non cambia gli arredi, non amplia gli spazi o non rinnova le attrezzature. Siamo impegnati nel comune sacrificio di salvare le casse dello Stato. Mentre spieghiamo queste cose, in Tv vediamo un servizio sulla ripartenza del campionato di calcio, e giovani atleti molto alla moda, scendono allegri dalle loro auto sportive, felici di aver scampato il contributo di solidarietà… (sappiamo dalle ultimissime notizie che il governo lo avrebbe reintrodotto nell'ultima versione della manovra, ma non si può mai dire). Auto, per dare un'idea, che su per giù costano quanto un anno di assistenza in comunità alloggio per 4 persone con disabilità, oppure sempre un anno per 3 minori, oppure sempre un anno ma per 2 pazienti psichiatrici gravi. Un piccolo sacrificio appunto! Forse il loro contributo di solidarietà avrebbe comportato la rinuncia al pieno di benzina per qualche settimana. 

Certo si potrebbe obiettare che il paragone appena descritto è incline alla retorica populista, e che comunque il momento è critico e serve il contributo di tutti per il bene del paese, che questo non è il momento per la difesa delle singole esigenze di categoria o corporazione. Tuttavia qui non si tratta di difendere una categoria ma un principio che non è nemmeno quello della tutela della cooperazione e di quella sociale in particolare. Secondo me in gioco c’è la salvaguardia del principio di sussidiarietà come cardine dello Stato del terzo millennio. Perché mai, infatti, gruppi di cittadini si dovrebbero auto organizzare in forme cooperative per dare risposte autogestite e mutualistiche al bisogno di protezione sociale se poi lo Stato non solo le riconosce a fatica, ma finisce per punire fiscalmente la libera iniziativa che cerca di introdurre elementi di imprenditorialità nel sistema di welfare?

Si potrebbe ancora obiettare che manca nell’analisi una proposta alternativa. Mi permetto allora di fare questa riflessione accompagnata da una proposta.


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