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MANOVRA/ 2. Guerini (Confcoop): il "blitz" del governo punisce 4 milioni di assistiti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il termine sacrificio rimanda a un processo che comporta fatica e dolore, per rendere qualcosa “sacro”, dotato cioè di un valore aggiunto di significati che hanno un senso di interesse collettivo. Se così fosse, le cooperative e in particolare le cooperative sociali non esiterebbero un istante ad accogliere una richiesta di farsi carico di maggiori oneri per raggiungere un interesse comune più ampio. A maggiore ragione lo sarebbe se fosse vero, come erroneamente molti hanno sostenuto, che le cooperative fossero destinatarie di un sistema di privilegi.

È invece importante sottolineare come in realtà il regime fiscale delle cooperative sia espressione dei caratteri diversi dell’impresa mutualistica, è fondato nella Costituzione ed è coerente alla funzione e al ruolo che le cooperative svolgono nell’economia di mercato e nella società. Aumentare la platea della partecipazione dei cittadini alle dinamiche economiche, sviluppare forme autentiche di democrazia economica, mantenere il legame stretto tra lavoro e capitale, radicare le imprese al territorio, coinvolgere i diversi portatori d’interesse nel realizzare risposte di welfare è infatti una funzione che, in modo sussidiario, costruisce tessuto di società civile.

Anche in questi anni di crisi. Dopo che comunque le cooperative italiane hanno incrementato l’occupazione (il 5,5% nel biennio 2009-2010); dopo che le banche di credito cooperativo hanno assicurato gli impieghi verso le famiglie e le piccole imprese nel pieno della stretta creditizia; dopo che da anni le cooperative sociali infrastrutturano il sistema di welfare locale, assicurando servizi per persone disabili, minori, anziani, famiglie anche là dove la pubblica amministrazione non arriva, e soprattutto paga con ritardi che in taluni casi hanno ormai superato i 600 giorni; ecco che arriva incomprensibile questa richiesta di incremento dei livelli di tassazione sulle cooperative. Non riusciamo a vedere altre ragioni che non siano un’anacronistica acredine ideologica e un mal riposto e ingiustificabile atteggiamento punitivo, anche perché il risultato sul bilancio dello Stato è in ogni caso marginale.  

Nello specifico caso delle cooperative sociali l’intervento oltre che inspiegabile è, infine, addirittura dannoso per la finanza pubblica e rischia di aggiungere sale sulla ferita aperta del welfare locale.

Infatti, dobbiamo considerare che la grandissima parte delle 8.650 cooperative sociali attive (aderenti alle tre organizzazioni che fanno capo all’Alleanza Cooperative italiane) lavora per garantire il sistema di assistenza sociale, nel settore dell’educazione, nel socio sanitario intergrato e per l’inserimento lavorativo, realizzati in gran parte a livello locale in collaborazione con Regioni e Comuni. Anch’essi fortemente interessati dai tagli. Questo sistema vede occupati oltre 300.000 lavoratrici e lavoratori e stimiamo siano oltre 4 milioni le persone che sono quotidianamente assistite direttamente da cooperative sociali. Solo qualche esempio: l’assistenza domiciliare, i micro nidi, le comunità di accoglienza che ospitano le persone dopo la chiusura dei manicomi, l’inclusione sociale e lavorativa dei lavoratori svantaggiati con la cooperazione sociale di tipo b. Solo queste ultime occupano 26.000 persone svantaggiate, di cui la metà sono persone con disabilità. Tutti lavoratori che percepiscono un reddito e pagano le tasse e che altrimenti sarebbero destinati a pesare sui bilanci del sistema di assistenza.


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