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MANOVRE/ Alitalia vs. Meridiana: c'è davvero una sfida nei cieli italiani?

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È qualcosa di cui si parla da circa dieci anni, da quando è fallita l’alleanza tra Alitalia e Klm. Si sosteneva che il sistema italiano iper-frammentato, molto poco presente sul lungo raggio, avesse bisogno di un consolidamento per poter affrontare le sfide che stavano arrivando dalle low cost e dalle grandi compagnie in grado di intercettare tutti i più importanti flussi intercontinentali. Motivazioni che ora sono ancora più valide. Chiaramente, il consolidamento sul mercato nazionale è un elemento su cui l’Antitrust dovrà sempre e comunque tenere un faro acceso. Per quel che riguarda il mercato internazionale, non vedo in tal senso ragioni di preoccupazione, anzi: penso che il consolidamento sia l’unico modo per generare utili e creare quindi garanzie di mantenimento dell’occupazione e di sviluppo per gli operatori italiani.

 

A questo proposito, Alitalia ha chiuso il primo semestre 2011 con 94 milioni di euro di perdite. Ora, siamo ormai nel pieno del terzo trimestre dell’anno, il più florido per gli affari delle compagnie aeree. I costi operativi, causa l’aumento del prezzo del petrolio, sono però aumentati rispetto a un anno fa. Secondo lei, sarà un’estate meno redditizia rispetto al 2010?

 

Non dico che sia un discorso da affrontare rotta per rotta, ma poco ci manca. Il mercato estivo in Italia è fatto molto di nord-sud e nord-isole. Per quest’ultime tratte, il problema del ridotto revenue (ricavo) medio è elevato, perché i passeggeri sono disposti a spendere poco più di quel che pagano per un collegamento interno alla Penisola. La crescita delle direttrici low cost ha poi aumentato le alternative nazionali e internazionali alle solite mete. Quindi, il revenue medio è sceso, i costi sono saliti, ma tanti aspetti gestionali in molte compagnie sono stati notevolmente limati, per cui non mi aspetto assolutamente nessuna novità nel mercato nazionale a livello di numeri complessivi. Tuttavia, all’interno di questi dati ci saranno senz’altro delle ricomposizioni.

 

Nel frattempo, c’è stato l’annuncio di nuovi collegamenti su Ciampino da parte di Ryanair, il cui presidente, Michael O’ Leary, nell’occasione ha annunciato il sorpasso nei confronti di Alitalia anche sul mercato nazionale. Una previsione, a suo giudizio, realistica?

 

Non abbiamo ancora elaborazioni precise, ma credo che Ryanair al momento sia ancora indietro di qualche punto percentuale. Certo, ha un tasso di espansione molto forte e quando entra sul mercato mette in atto strategie pesanti per la concorrenza. Inoltre, ha la capacità di far scendere il livello medio di revenue del settore, dato che la presenza delle low cost sta abituando i passeggeri italiani a ricercare tariffe sempre più basse. Ed è per questo che il costo del biglietto che Alitalia riesce ad applicare sul mercato nazionale è sempre relativamente contenuto. Ryanair è davvero un osso duro da affrontare.

 

Nell’ultimo periodo si sta dibattendo molto sulla terza pista per l’aeroporto di Malpensa. Lei cosa ne pensa: è necessaria?

 

Bisogna essere molto chiari. Se guardiamo al brevissimo periodo e solo nell’ottica di Malpensa, è chiaro che non c’è bisogno della terza pista. Il discorso però cambia se guardiamo l’intero sistema aeroportuale del Nord Italia.

 

Perché?