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FINANZA/ Tutte le mosse della Fed che "inguaiano" Usa ed Europa

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Anche degli stati neutrali. Come ha risposto infatti la Svizzera all'ultimatum Usa, sempre di lunedì, riguardo l'obbligo di rivelazione di informazioni su cittadini Usa con conti presso Credit Suisse? Fornendo sì dati sensibili ma anche con una mossa a sorpresa, destinata a irritare non poco Washington. Martedì la Banca centrale svizzera - ufficialmente solo con l'intenzione di bloccare la corsa del franco - ha deciso manu militari che il cambio con l'euro è stato fissato ad un minimo inderogabile di 1,20 franchi “con effetto immediato”. La valuta elvetica ha immediatamente reagito perdendo poco meno del 10 per cento del suo valore sull'euro ma se la Bce si è limitata a “prendere atto di una decisione che non era stata concordata”, si apre ora un'enorme punto interrogativo per i mercati obbligazionari, prima ancora che monetari. Se infatti da un lato, la Banca centrale svizzera si è detta pronta ad acquistare quantitativi illimitati di euro in caso il cambio scenda sotto la cifra concordata, dall'altro occorre ricordare come la politica di acquisto selvaggio di euro per deprezzare il franco sia stata perseguita da almeno un anno con risultati pari allo zero. Ma il problema reale sta nello status legale di questa decisione, poiché se si configurasse come peg ufficiale, ovvero cambio fisso con l'euro, porterebbe con sé come conseguenza il fatto che a fronte di svalutazione del franco come extrema ratio, a ogni quantitativo di moneta stampata corrisponderà l'acquisto di obbligazioni di area euro - e non più di Treasuries Usa - per sterilizzare la creazione di valuta. Attendiamo maggiori delucidazione, magari già dal Consiglio direttivo della Bce di oggi.

Insomma, guerra su guerra. Totale, perché vedere scendere in campo la Svizzera significa che qui siamo davvero alla sopravvivenza. E se ricordate l'articolo di martedì, due delle tre banche pronte a saltare se la Grecia andasse in default ingrippando del tutto il mercato di finanziamento in dollari, già congelato, sono svizzere. La terza è la britannica e statalizzata Rbs, martedì al record storico con il suo credit default swap. D'altronde, all'America le cose non sono mai andate così bene con l'Europa sull'orlo della precipizio, nonostante il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, martedì sera abbia dichiarato che “le difficoltà europee hanno un impatto sull'economia americana”. Si è scordato di aggiungere "positivo" alla fine della frase ma poco importa. Nonostante il downgrade farsa del rating, infatti, i titoli di Stato americani si confermano un bene rifugio, con i rendimenti dei Treasury a 10 anni che scendono sotto il 2 per cento, ai minimi degli ultimi 60 anni.


COMMENTI
08/09/2011 - dalla lettura queste riflessioni (Fabrizio Terruzzi)

Dalla lettura queste riflessioni: 1) in sostanza il problema dell'Euro è di governance. Non ha senso una moneta unica fra venti paesi di lingua diversa, dove ognuno può fare più o meno quello che vuole. E' contro ogni logica. Qualcuno ha iniziato a capirlo. Meglio un van Rompuy che niente: è solo un inizio (si spera). 2) una finanza di dimensioni enormi che sciaborda da un mercato all'altro in operazioni che durano mediamente 11 secondi è un pericolo pubblico che va disinnescato. O la finanza si impegna nell'economia reale o conviene cacciarla come fosse la peste (= fine istantanea dell'egemonia americana "se venite qui solo per razzolare in borsa o a fare geopolitica finanziaria statevene pure a casa"). Le borse vanno ricondotte alla loro originaria funzione, di canalizzare il risparmio verso il capitale di rischio. Per così come sono sarebbe meglio chiuderle, si sono trasformate in un puro luogo di gioco, spesso anche scorretto. 3) togliamoci dalla testa che le economie avanzate possano ancora crescere più di tanto. Non ci si può strafogare sempre di più di beni perchè fa comodo agli economisti. Imparino a gestire la stabilità e a creare sicurezza per il futuro anzichè predicare inutilmente sulla crescita.