BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Tutte le mosse della Fed che "inguaiano" Usa ed Europa

Pubblicazione:

Foto: Ansa  Foto: Ansa

Un proverbio giapponese dice che “nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato”. Qualche riflessione in ordine sparso, quindi, tanto per vedere se poi i tasselli vanno al posto giusto da soli. Non so se ve ne siete accorti ma in questi ultimi giorni stanno succedendo cose strane, con timing altrettanto inusuali. Dopo oltre tre anni di silenzio e salvataggi di banche di ogni genere, le stesse che hanno intasato il mondo di cartaccia spacciata per oro con rating AAA, venerdì un'agenzia del governo federale Usa ha fatto causa per danni a diciassette tra i maggiori istituti finanziari al mondo. Tra loro spiccano i nomi delle americane Bank of America, Citigroup, J.P. Morgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley, oltre a Deutsche Bank, Nomura, Royal Bank of Scotland, Hsbc, Société Générale. In tutto, nelle azioni legali depositate presso i tribunali federali di New York e del Connecticut si chiedono risarcimenti stimati a oltre 100 miliardi di dollari, di cui 33 a J.P. Morgan e oltre 30 a Bank of America. Come mai proprio ora, mentre il mondo sembra vivere una nuova ondata di crisi e il settore bancario emana sinistri scricchiolii in Usa come in Europa? Perché mettere il dito nella piaga dei bilanci bancari dopo tre anni e mezzo? Perché venerdì 2 settembre 2011? Forse perché lunedì 5 tutti gli indicatori prevedevano un crollo delle Borse e, casualmente, Wall Street era chiusa per il Labor Day? Può essere, visto che gli Usa sanno già benissimo di dover salvare Bank of America dal fallimento, attraverso un nuovo programma Tarp e lo spin-off di Merrill Lynch e sanno che un bel market crash sarebbe il viatico perfetto per ottenere da Ben Bernanke ciò che vogliono: ovvero, un annuncio - anche in codice - di nuove misure di stimolo alla riunione del comitato monetario della Fed i prossimi 20 e 21 settembre.

Martedì, primo giorno di riapertura dopo il lungo weekend, a Wall Street hanno indossato l'elmetto: venti minuti prima dell'apertura delle contrattazioni, infatti, è stata invocata la "rule 48", ovvero la possibilità di fermare temporaneamente gli scambi su Nyse e Amex “a discrezione” di un ufficiale di Borsa, anche prima dei blocchi automatici. Introdotta nel 2006 e usata raramente (prima di martedì, l'ultima volta era stata nel marzo 2009), la rule 48 per poter essere utilizzata, deve essere dichiarata prima dell’inizio delle contrattazioni ufficiali: insomma, a New York temevano una tempesta di volatilità, ben maggiore di quella preannunciata dai futures sugli indici. O forse, la volevano. O, forse ancora, volevano che il mondo lo pensasse. D'altronde, non è un mistero che da qui a novembre qualcuno dei soggetti mondiali dovrà soccombere e in questi giorni si stanno schierando gli eserciti.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
08/09/2011 - dalla lettura queste riflessioni (Fabrizio Terruzzi)

Dalla lettura queste riflessioni: 1) in sostanza il problema dell'Euro è di governance. Non ha senso una moneta unica fra venti paesi di lingua diversa, dove ognuno può fare più o meno quello che vuole. E' contro ogni logica. Qualcuno ha iniziato a capirlo. Meglio un van Rompuy che niente: è solo un inizio (si spera). 2) una finanza di dimensioni enormi che sciaborda da un mercato all'altro in operazioni che durano mediamente 11 secondi è un pericolo pubblico che va disinnescato. O la finanza si impegna nell'economia reale o conviene cacciarla come fosse la peste (= fine istantanea dell'egemonia americana "se venite qui solo per razzolare in borsa o a fare geopolitica finanziaria statevene pure a casa"). Le borse vanno ricondotte alla loro originaria funzione, di canalizzare il risparmio verso il capitale di rischio. Per così come sono sarebbe meglio chiuderle, si sono trasformate in un puro luogo di gioco, spesso anche scorretto. 3) togliamoci dalla testa che le economie avanzate possano ancora crescere più di tanto. Non ci si può strafogare sempre di più di beni perchè fa comodo agli economisti. Imparino a gestire la stabilità e a creare sicurezza per il futuro anzichè predicare inutilmente sulla crescita.