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Economia e Finanza

FINANZA/ Tutte le mosse della Fed che "inguaiano" Usa ed Europa

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Il documento non chiarisce né se né quando l'azienda intende vendere le sue azioni ma dà il via al processo per portare il Carlyle Group a quotarsi in borsa. Secondo il quotidiano, l'offerta pubblica iniziale - che secondo le stime fornite dall'azienda stessa potrebbe raccogliere oltre 100 milioni di dollari - potrebbe avvenire - guarda caso - tra sei mesi, “in condizioni economiche profondamente diverse”. Che combinazione! E chi c'è dietro al Carlyle Group? A vario titolo e negli anni, George Bush senior e junior, James Baker III, Frank Colucci. Il gruppo è l’undicesimo fornitore di armamenti del Pentagono e uno dei primi dettaglianti dell’aeronautica americana grazie alle tre filiali, United Defense, Vought Aircraft e Aerostructures Corporation. Insomma, si prepara una bella guerra risolutrice. Ecco cosa ci dice il piano di intervento della Fed unito agli assordanti silenzi di Cina e Russia in questi giorni di chiacchiere in ordine sparso da parte di tutti.

Insomma, Obama è stato soltanto il diversivo mediatico utilizzato dagli Usa per purgarsi dal peccato universale della "guerra al terrore" seguita all'11 settembre, ora non serve più ma ha consentito - grazie all'intoccabilità statutaria di un presidente nero e democratico - la ricostruzione del progetto di "nuovo secolo americano", mutato dalla versione meramente bellica dei neocon a quella geofinanziaria. Quale modo migliore per celebrare il decimo anniversario dell'11 settembre, se non quello di imporre nuovamente il dominio statunitense sul mondo? Complottismo? Probabile, molto probabile. Anti-americanismo? L'esatto contrario: li ammiro, sinceramente. Perché sanno sempre mettere il bene del loro paese in cima alla lista delle priorità e lo perseguono con ogni mezzo necessario. Sarà perché hanno un solo presidente, un solo ministro del Tesoro, una sola politica monetaria e fiscale. Sarà perché sono un popolo, non un accozzaglia di paesi messa insieme da burocrati con la colla a presa rapida dell'euro. Il Giappone è in deflazione da sessanta anni ma è percepito come più solido e credibile dell'Europa dai mercati, semplicemente perché sanno cosa farà domani. Dell'Europa e del suo futuro nessuno sa nulla. Per primi, gli europei.

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COMMENTI
08/09/2011 - dalla lettura queste riflessioni (Fabrizio Terruzzi)

Dalla lettura queste riflessioni: 1) in sostanza il problema dell'Euro è di governance. Non ha senso una moneta unica fra venti paesi di lingua diversa, dove ognuno può fare più o meno quello che vuole. E' contro ogni logica. Qualcuno ha iniziato a capirlo. Meglio un van Rompuy che niente: è solo un inizio (si spera). 2) una finanza di dimensioni enormi che sciaborda da un mercato all'altro in operazioni che durano mediamente 11 secondi è un pericolo pubblico che va disinnescato. O la finanza si impegna nell'economia reale o conviene cacciarla come fosse la peste (= fine istantanea dell'egemonia americana "se venite qui solo per razzolare in borsa o a fare geopolitica finanziaria statevene pure a casa"). Le borse vanno ricondotte alla loro originaria funzione, di canalizzare il risparmio verso il capitale di rischio. Per così come sono sarebbe meglio chiuderle, si sono trasformate in un puro luogo di gioco, spesso anche scorretto. 3) togliamoci dalla testa che le economie avanzate possano ancora crescere più di tanto. Non ci si può strafogare sempre di più di beni perchè fa comodo agli economisti. Imparino a gestire la stabilità e a creare sicurezza per il futuro anzichè predicare inutilmente sulla crescita.