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MANOVRA/ Campiglio: fatta la "manovrina", servono vere riforme

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Ansa) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Ansa)

Io pensavo a un “prestito forzoso” che il governo poteva stabilire con 500mila contribuenti. Un “prestito forzoso” di diecimila euro, un bond per un anno. Non mi pare una cifra tremenda e inaccessibile in un momento come questo. E sempre di prestito, anche se forzoso, si tratta. Lo Stato avrebbe incamerato 5 miliardi di euro. Fitoussi andava oltre, pensando a un prestito decennale. Cosa che per l'Italia francamente non mi sembra il caso. In tutti i casi, questo contributo di solidarietà poteva essere un'occasione per avviare, appunto nel giro di un anno, una seria lotta all'evasione. Se dovessi giudicarlo, direi che è un segnale giusto, ma fatto in questo modo resta aperto il cantiere dell'evasione fiscale.

E del reinserimento di un correttivo sulle pensioni, praticamente equiparando le lavoratrici del settore privato a quello del settore pubblico con l'elevamento dell'età pensionabile a 65 anni?

Diciamo le cose come stanno. E' una miniriforma. Invece è arrivato il momento di ridelineare il sistema pensionistico e previdenziale. Con gli squilibri che abbiamo noi stiamo correndo incontro a un disastro. Qui bisogna ridisegnare il sistema delle relazioni industriali e della cultura di impresa. Possibile che nessuno si renda conto che ormai dopo i 50 anni non esiste più un mercato del lavoro? Sia per le donne che vorrebbero ritornare al lavoro dopo aver allevato dei figli, sia per gli uomini che, magari a causa di ristrutturazioni, hanno perso il lavoro? Ma come fanno, nella società di oggi, a ritrovare un lavoro? Senza una ridefinizione del sistema si continua a costringere nell'angolo le famiglie.

Poi c'è la reintroduzione di un punto dell'Iva che, si dice, peserà soprattutto sul Nord.

Possiamo dirlo, l'Iva sarà sostanzialmente pagata dall'industria del Nord, ma era l'unica cosa che si poteva fare in una simile circostanza. Non credo che abbia effetti devastanti. Ci vorrebbe una clausola di salvaguardia, che sarebbe meglio affrontare a livello locale. In tutti i casi, vista la situazione, che le tasse si spostino sulle cose, anziché sulle persone, cioè che si pensi a imposte indirette piuttosto che imposte dirette non è una scelta sbagliata.

In tutti i casi l'iter di questa manovra ha portato a un grande stato di incertezza. Concorda professore?



COMMENTI
08/09/2011 - I lavoratori "anziani" (Mariano Belli)

"Possibile che nessuno si renda conto che ormai dopo i 50 anni non esiste più un mercato del lavoro? Sia per le donne che vorrebbero ritornare al lavoro dopo aver allevato dei figli, sia per gli uomini che, magari a causa di ristrutturazioni, hanno perso il lavoro? Ma come fanno, nella società di oggi, a ritrovare un lavoro? Senza una ridefinizione del sistema si continua a costringere nell'angolo le famiglie". Finalmente! Finalmente qualcuno su questo sito parla apertamente di una tragedia immensa, che tra l'altro è solo all'inizio del suo svolgersi, dato che l'età della pensione di vecchiaia che è sempre più lontana (minimo 67 anni, ma chissà che non la portino fino a 70!) e la libertà di licenziare che stanno per introdurre nei contratti aziendali stanno per produrre un dramma sociale enorme, anche perchè le aziende i primi che faranno uscire saranno coloro che guadagnano di più, cioè gli "anziani". Perciò : grazie per averne parlato! Ora speriamo che qualcuno di questi zelanti legislatori dopo aver pensato al bene delle aziende pensi anche al bene di queste Persone, spesso sull'orlo della disperazione, che hanno bisogno e voglia di lavorare.

 
08/09/2011 - prestito forzoso? (francesco scifo)

Non sono del parere dell'illustre professore. Carlo Cattaneo, milanese come lui, sosteneva questo: Il concetto è che mentre l’impoverimento anche di un individuo impoverisce anche la società, l’arricchimento anche di uno migliora il sistema, sia perché oggettivamente aumenterà il prodotto lordo generale, facendo l’individuo in questione parte del sistema sociale, sia perché il singolo, godendo del suo benessere, distribuirà necessariamente una parte di questo alla società. Invece, sotto questo profilo, un povero nulla può distribuire ed un aumento della povertà individuale determinerà la diminuzione del benessere collettivo. Non c’è, quindi, solo un problema di distribuzione, di allocazione delle risorse: la povertà diffusa, o più diffusa, non distribuisce benessere, né beni, né felicità, ma è necessario aumentare e favorire la ricchezza per aumentare di conseguenza il benessere collettivo: se si supera una soglia di carità marginale utile, la filosofia del togliere ai ricchi per dare ai poveri non risolve nulla perché toglie proprio a chi può investire e creare ricchezza per dare a chi solo la può consumare, non avendo mai abbastanza per investire e, contemporaneamente, vivere agiatamente. Colpire la classe media aumentando la povertà diffusa non favorirà il paese.