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MANOVRA/ Campiglio: fatta la "manovrina", servono vere riforme

Quella approvata dal Senato - afferma LUIGI CAMPIGLIO - è una mini-riforma, mentre servivano interventi strutturali sulle pensioni e un prestito forzoso da diecimila euro

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Ansa) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Ansa)

La discussa manovra da 54,2 milardi ha avuto ieri sera il sì del Senato. Il professor Luigi Campiglio, con la solita lucidità e calma, ritorna sulle ennesime correzioni a questa sofferta manovra italiana. Campiglio è docente di Politica economica all'Università Cattolica di Milano. Pesa le parole, ragiona mentre commenta e si comprende che dietro alla sua misurata spiegazione, che potrebbe definirsi accademica, nasconde invece una grande passione civile oltre che per gli studi economici.

Professor Campiglio, come le sembra la nuova, si fa per dire, manovra che il Governo sta approvando?

Guardi, la prima risposta che mi viene in mente è: “Speriamo che sia la volta buona”. Anche se devo dire che le integrazioni finali seguono una logica di risultato con tre dispiaceri: uno per Bossi sulle pensioni, uno per Berlusconi sulla reintroduzione del contributo di solidarietà, una per Tremonti sull'aumento dell'Iva. Questa manovra è giunta al possibile epilogo, ma con tutto quello che è accaduto prima. Permane il disagio di vedere una manovra stiracchiata da logiche più politiche che economiche. Se mi è consentito usare un po' di enfasi, senza una logica che tenga conto del bene comune del Paese.

Che cosa si aspettava professore? A qualcuno non è nemmeno piaciuta la dichiarazione di Mario Draghi, fatta a mercati aperti, sugli interventi della Bce.

Beh, l'impressione non è molto bella. Diciamo che ci hanno tirato per la giacchetta, anche malamente. Comunque quello che mi ha impressionato di più in senso negativo è la molteplicità di voci, sia nella maggioranza, sia nell'opposizione. Tutti hanno parlato le lingue più diverse e questo nel mezzo di una tempesta di questo genere non fa un effetto piacevole, non consegna ai mercati e agli altri Paesi la realtà di una società italiana che cerca di affrontare unita questa emergenza. E' stato reintrodotto il contributo di solidarietà. Si può dire che è un segnale che si va verso una dimensione di equità. Il problema è vedere che impatto avrà, adesso che è riservato alle persone che dichiarano 300mila euro. Io penso che questo provvedimento sia valutabile su qualche centinaio di milioni. E qui mi permetto di ricordare una proposta che avevo fatto tempo fa e che ho visto, in un certo senso, riproposta oggi, con dimensioni diverse, sul Corriere della Sera da Jean Paul Fitoussi.

Qual è la sua proposta?



COMMENTI
08/09/2011 - I lavoratori "anziani" (Mariano Belli)

"Possibile che nessuno si renda conto che ormai dopo i 50 anni non esiste più un mercato del lavoro? Sia per le donne che vorrebbero ritornare al lavoro dopo aver allevato dei figli, sia per gli uomini che, magari a causa di ristrutturazioni, hanno perso il lavoro? Ma come fanno, nella società di oggi, a ritrovare un lavoro? Senza una ridefinizione del sistema si continua a costringere nell'angolo le famiglie". Finalmente! Finalmente qualcuno su questo sito parla apertamente di una tragedia immensa, che tra l'altro è solo all'inizio del suo svolgersi, dato che l'età della pensione di vecchiaia che è sempre più lontana (minimo 67 anni, ma chissà che non la portino fino a 70!) e la libertà di licenziare che stanno per introdurre nei contratti aziendali stanno per produrre un dramma sociale enorme, anche perchè le aziende i primi che faranno uscire saranno coloro che guadagnano di più, cioè gli "anziani". Perciò : grazie per averne parlato! Ora speriamo che qualcuno di questi zelanti legislatori dopo aver pensato al bene delle aziende pensi anche al bene di queste Persone, spesso sull'orlo della disperazione, che hanno bisogno e voglia di lavorare.

 
08/09/2011 - prestito forzoso? (francesco scifo)

Non sono del parere dell'illustre professore. Carlo Cattaneo, milanese come lui, sosteneva questo: Il concetto è che mentre l’impoverimento anche di un individuo impoverisce anche la società, l’arricchimento anche di uno migliora il sistema, sia perché oggettivamente aumenterà il prodotto lordo generale, facendo l’individuo in questione parte del sistema sociale, sia perché il singolo, godendo del suo benessere, distribuirà necessariamente una parte di questo alla società. Invece, sotto questo profilo, un povero nulla può distribuire ed un aumento della povertà individuale determinerà la diminuzione del benessere collettivo. Non c’è, quindi, solo un problema di distribuzione, di allocazione delle risorse: la povertà diffusa, o più diffusa, non distribuisce benessere, né beni, né felicità, ma è necessario aumentare e favorire la ricchezza per aumentare di conseguenza il benessere collettivo: se si supera una soglia di carità marginale utile, la filosofia del togliere ai ricchi per dare ai poveri non risolve nulla perché toglie proprio a chi può investire e creare ricchezza per dare a chi solo la può consumare, non avendo mai abbastanza per investire e, contemporaneamente, vivere agiatamente. Colpire la classe media aumentando la povertà diffusa non favorirà il paese.