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POLEMICHE/ Perché la Cgil difende l'articolo 18 da un attacco che non c'è?

Pubblicazione:giovedì 8 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 8 settembre 2011, 11.19

Lo scorso sciopero del 6 settembre (Ansa) Lo scorso sciopero del 6 settembre (Ansa)

Domenica 4 settembre la Commissione Bilancio del Senato ha licenziato la manovra di Ferragosto, che è stata ulteriormente sottoposta ad un “maxiemendamento” del Governo martedì ed è stata finalmente approvata dal Senato ieri sera in via definitiva, facendo ricorso al voto di fiducia. Già da oggi il nuovo testo legislativo passerà alla Camera per una rapida approvazione. Tra le ultime modifiche apportate al testo originario del decreto-legge dal Governo vi è quella relativa all’art. 8 (“sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità”) che ha innescato numerose polemiche e ha costituito uno dei motivi principali che hanno ispirato lo sciopero generale proclamato dalla CGIL lo scorso lunedì.

La norma riformulata, che se sarà approvata anche dalla Camera entrerà in vigore nei prossimi giorni, consente alle “associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale” o alle “rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti”, di siglare accordi con le aziende riguardanti, tra le altre materie, gli effetti e le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, “fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio” e per altre ipotesi assimilate (maternità, matrimonio ecc.). Tali intese, nel “rispetto della Costituzione” e della normativa comunitaria e internazionale, potranno essere stipulate in deroga alla disciplina di legge e a quella contenuta nei contratti collettivi nazionali di lavoro. Gli accordi produrranno i propri effetti nei confronti di tutti i lavoratori a condizione che siano sottoscritti “sulla base di un criterio maggioritario relativo alle rappresentanze sindacali”.

Le nuove disposizioni suggeriscono alcune considerazioni sia sul piano del percorso parlamentare e della tecnica legislativa prescelti, sia sul piano della sostanza. Sul piano formale, appare evidente che un intervento legislativo di questa portata avrebbe meritato un maggiore approfondimento e un adeguato coinvolgimento delle parti sociali; e anche sul piano della tecnica legislativa intervenire con un decreto legge nel mezzo di agosto e apportare continue modifiche al testo (fino a quelle apportate in Aula ieri sera) ha dato un’immagine negativa del nostro Paese sia alle parti sociali che agli interlocutori internazionali.


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