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POLEMICHE/ Perché la Cgil difende l'articolo 18 da un attacco che non c'è?

Pubblicazione:giovedì 8 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 8 settembre 2011, 11.19

Lo scorso sciopero del 6 settembre (Ansa) Lo scorso sciopero del 6 settembre (Ansa)

C’è tuttavia da auspicare che le “politiche di sviluppo” richieste all’Italia dai più autorevoli organismi internazionali e prima ancora imposte da una situazione di debito pubblico e di privilegi ormai insostenibili non riguardino solo la disciplina dei licenziamenti ma si focalizzino sulla produttività, sul sostegno dell’occupazione, sul buon funzionamento dell’apprendistato e di una proficua alternanza scuola lavoro (in questo senso è certamente apprezzabile la nuova normativa sull’apprendistato approvata lo scorso 28 luglio), sul sostegno alla scuola, all’istruzione e alla formazione professionale (valorizzando anche i soggetti privati in una logica di sussidiarietà), sui percorsi di ricollocazione e di outplacement.

In questo appare quanto mai pertinente l’autorevole richiamo lanciato di recente dal Presidente Napolitano al Meeting di Rimini a tutte le “grandi riserve di risorse umane e morali, di intelligenza e di lavoro di cui disponiamo” per costruire il bene comune, anche partendo “dal basso”. Come è stato ricordato dal Capo dello Stato, “anche nell’importante esperienza recente delle parti sociali, giunte ad esprimere una voce comune su temi scottanti, ci sono limiti da superare nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali”, operando “scelte non di breve termine e corto respiro, ma di medio e lungo periodo”. Ognuno è chiamato a fare la sua parte per ritrovare quello “spirito di operosa sussidiarietà” che ha mosso, senza enfasi e con alti e bassi, la storia dei 150 anni del nostro Stato, con l”impegno civile e della solidarietà, dell’associazionismo laico e cattolico, di molteplici forme di cooperazione disinteressata e generosa”.

Si tratta dello stesso impeto che, a ben vedere, ha fondato anche la Comunità Europea ricostruendo dalle macerie e dai debiti del dopoguerra. Non a caso ieri la Commissione Europea ha auspicato “una rapida adozione del pacchetto di misure di aggiustamento in uno spirito di coesione nazionale e di solidarietà”. Da questo punto di vista lo sciopero generale di lunedì, proclamato dalla CGIL e sostenuto dalle parti più radicali dell’opposizione, non è stata certo la risposta più adeguata.



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