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FINANZA/ Le dimissioni di Stark, ombra nera sull'Europa

Pubblicazione:venerdì 9 settembre 2011

Foto: Ansa Foto: Ansa

Dunque, l'Europa di Schuman e di De Gasperi, una grande e nobile idea, che ha garantito la pace al vecchio continente per più di sessanta anni e una crescita economica impensabile dopo le distruzioni suicide dell'ultima guerra mondiale, è finita nelle mani di politici, finanzieri, banchieri che uomini come Schuman, De Gasperi, il vecchio Adenauer giudicherebbero dei “pigmei”, con tutto rispetto per quelli veri che abitano in Africa. Nuovi leader o membri di governance (così si dice oggi) che sembrano irresponsabili in campo politico, finanziario ed economico. Nel giro di una settimana abbiamo assistito a (cercando di pensare bene!) un autentico show di dilettanti allo sbaraglio. Lunedì hanno cominciato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, seguito a ruota dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, successore di Trichet dal prossimo 1° novembre, con una dichiarazione a mercato aperto, circa l'acquisto di titoli di Stato italiani che sostanzialmente diceva che la Bce non poteva intervenire all'infinito.

Neanche a dirlo, dopo mezz'ora i mercati andavano a picco. Giovedì, Trichet appariva nervoso nella sua conferenza stampa. Ma probabilmente si è controllato rispetto ai toni della discussione che ha dovuto affrontare nel direttivo della Banca Centrale Europea. Pubblicamente, gli olandesi hanno chiesto una sorta di lista di proscrizione per i “paesi non virtuosi” sui bilanci pubblici. Trichet ha detto che non si può arrivare a questo. Poi ha parlato “benino” della manovra italiana, “un primo passo”. Infine, lui che è il tutore, la sentinella dell'inflazione, si è soffermato sulla mancata crescita dei paesi dell'eurozona, come se avesse finalmente scoperto la funzione dello sviluppo. Una scoperta dell'acqua calda, dopo la caduta dei mercati negli ultimi giorni di luglio, nell'intero mese di agosto e nella prima settimana di settembre. Siamo praticamente sommersi di dati che parlano di stagnazione. Intanto, un paio di giorni fa, l'ineffabile signora Angela Merkel, che è terrorizzata al solo pensiero di perdere la settima elezione consecutiva, quella di Berlino, è rimasta confortata dal “sì” della Corte costituzionale tedesca alla possibilità per la Germania di aiutare i paesi europei in difficoltà.

La signora Merkel, che era stata aspramente criticata dall'ex cancelliere Helmuth Kohl per “assenza di linea politica”, soprattutto sugli eurobond, si è subito messa a dichiarare che l'euro va salvato, che la sua linea è giusta, ma che gli eurobond non si devono fare, perché non sono la soluzione giusta. Cioè non sono apprezzati dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica tedesca e i voti di un lander contano più dei progetti europei. Quindi la Cancelliera si è ben guardata dal commentare le stime di revisione al ribasso del suo pil e persino, dato di luglio, della contrazione dell'export tedesco. Ma in quella dichiarazione della Merkel, a nostro parere, c'era già un consiglio indiretto. Se gli euobond non vanno bene, anche con gli aiuti, pur legittimi, si deve andare cauti. E probabilmente ha passato il messaggio al rappresentante tedesco nella Bce, Jurgen Stark. Così non è la Germania ad apparire “taccagna”, ma il signor Stark, per conto della Bce, che fa presente che non si possono continuare a comprare Btp italiani e Bonos spagnoli.


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