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MANOVRA/ Marcegaglia: "L'Italia è in pericolo, basta fingere"

L'intervento del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia alla festa dell'Udc. L'Italia è in serio pericolo, basta fingere, bisogna veramente affrontare i problemi

Foto Ansa Foto Ansa

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non usa mezzi termini: L'Italia è in pericolo. Lo ha detto parlando alla festa dell'Udc che si tiene in questi giorni a Chianciano Terme. Riflette, Marcegaglia, su quanto successo oggi ma anche negli ultimi giorni: le Borse che crollano, le dimissioni del rappresentante tedesco alla Banca Centrale Europea. I problemi vanno dichiarati apertamente, ha poi aggiunto: se  li lasciamo fuori dal tavolo, se facciamo finta che non ci siano, facciamo un danno al Paese. Un grido di allarme che si aggiunge ai molti, ormai, che si succedono ultimamente e non c'è manovra economica del Governo che sembri placare questo giro di allarme. Il caso di Juergen Stark, dimessosi da Bce perché all'interno del più importante istituto bancario europeo si sta consumando una guerra tra chi vuole sostenere i Paesi in difficoltà (e tra questi c'è l'Italia) e chi li vuole abbandonare al proprio destino, è significativo. "Oggi è una giornata difficile" dice il presidente di Confindustria. "Lo è davvero: si è dimesso il membro tedesco della Bce in contrasto con la decisione della Bce di comprare titoli italiani e spagnoli. Questo ha portato un aumento dello spread. E il dato ancora più preoccupante è che si sta allargando anche lo spread a nostro sfavore tra noi e la Spagna". Meno credibili della Spagna, dunque: "Siamo considerati meno credibili della Spagna che aveva una situazione politica difficile poi Zapatero ha detto "non ce la faccio più, non ho più la credibilità dei mercati, vado a elezioni". Noi che facciamo impresa sappiamo che il nostro sistema manifatturiero è molto meglio della Spagna con tutto il rispetto". Non risparmia poi critiche alla manovra, Marcegaglia: il 60% è composto da nuove tasse, quindi si arriva a una pressione fiscale del 44,5%, che definisce "il massimo storico in Italia. E' una manovra repressiva". Nella manovra non ci sono poi interventi strutturali. Manca credibilità, a livello internazionale e nazionale: