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GEOFINANZA/ La settimana di fuoco per l’Europa

Pubblicazione:martedì 10 gennaio 2012

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Ecco spiegato, quindi, lo sprint del primo ministro Papademos, il quale intenderebbe intervenire su pensioni integrative, tagli alla difesa e al welfare (inclusi medicinali e benefit medici) e chiusura di organismi governativi (authorities e non solo) per ridurre lo stock di spesa. Ma voci sempre più insistenti vorrebbero lo stesso Papademos sempre più frustrato all’interno del Consiglio dei ministri e decisamente contrariato per la richiesta di voto a fine marzo su cui l’opposizione di Neo Democratia sembra non voler transigere o discutere. Il tecnico Papademos si è rapidamente tramutato in politico e non vuole mollare la poltrona? No, la ragione della sua insoddisfazione per un voto entro due mesi è quasi interamente legata al secondo punto nodale del futuro prossimo della Grecia, ovvero l’accordo sul coinvolgimento del settore privato su base volontaria, gli haircuts che hanno mandato in fumo il concetto di mercato a rischio zero per l’eurozona a partire dallo scorso luglio. Ciò che sembrava una pura formalità fissata a un taglio dei rendimenti del 50% si sta rivelando invece un estenuante braccio di ferro con nessuno dei due contendenti deciso a cedere un solo millimetro.

Non a caso, lo spaventato presidente della banca centrale di Cipro - Paese quasi simbiotico con la Grecia - venerdì scorso sul Financial Times avanzava la proposta di eliminare del tutto la partecipazione del creditori privati ai tagli, questo per aiutare a ristabilire la fiducia degli investitori nell’eurozona e per abbassare i costi di finanziamento per gli Stati. Come andare incontro alle esigenze finanziarie della Grecia, però? Le altre nazioni europee dovrebbero offrire alla Grecia prestiti a 30 anni a bassi tassi d’interesse: dubitiamo che la Merkel sia d’accordo. Ma in questa direzione, a mio avviso, potrebbe andare la missione diplomatica di Mario Monti, sia verso la Francia che verso la Gran Bretagna. Il coinvolgimento del settore privato, di fatto, fu imposto dalla Merkel a Sarkozy, il quale come molti altri paesi e la Bce stessa, non era affatto persuaso né della sua necessità, né della sua funzionalità: insomma, la Grecia era un caso unico e limite, non bisognava danneggiare la reputazione dell’intera eurozona attraverso haircuts per il settore privato.

Tanto più che, a oggi, la remissione del 50% del debito su cui si sta discutendo, presuppone un haircuts più alto sulla base del net present value, ovvero basata sui coupon pagati dai nuovi bond che i creditori privati riceveranno in cambio. Un coupon al 4%, più o meno quanto paga la Francia su un bond trentennale, vedrebbe infatti un haircut sul net present value del 70%. Peccato che il tempo stringa e i calcoli fatti dal governo Papademos vedrebbero un memorandum d’intenti da siglare entro fine gennaio e un accordo specifico entro metà marzo, termine quest’ultimo fondamentale visto che la quinta tranche di aiuti che in un primo tempo doveva giungere a fine gennaio sarà posticipata a marzo, sia per lo stallo nelle discussioni sul secondo piano di salvataggio (legato appunto al coinvolgimento del settore privato), sia per il mancato raggiungimento di obiettivi fiscali e di riforme da parte di Atene. Inoltre, il 20 marzo la Grecia affronterà maturazioni su suoi titoli di debito per qualcosa come 14,4 miliardi di euro e ha disperato bisogno di denaro per onorare quella scadenza, pena il default.

Mettiamo anche il caso che tutto vada nel migliore dei modi, ovvero si trovi l’accordo con i creditori privati e arrivi puntuale la quinta tranche di aiuti, l’ipotesi di un’elezione a brevissima distanza di tempo potrebbe essere presa dai mercati come l’ennesimo alibi per generare sfiducia e turbolenze, visto che nonostante il partito socialista dell’ex premier Papandreou e l’esecutivo tecnocratico di Papademos viaggino in parallelo rispetto alle necessità di portare avanti le misure di austerity, l’opposizione di Neo Democratia, quasi certamente vincitrice del prossimo appuntamento elettorale, sta facendo non poca resistenza, dicendo no a ulteriori tagli dei salari e aumenti e delle tasse e così garantendosi appoggio in strati di popolazione storicamente a lei lontana, ma oggi frustrati dalla cura lacrime e sangue imposte da Fmi e Ue.


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