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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ La settimana di fuoco per l’Europa

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Insomma, c’è il rischio di un cavallo di Troia politico, anche se tutto dovesse mettersi al meglio, capace di rimandare gli spread di tutti i cosiddetti Piigs in altalena da qui a novanta giorni. Tanto più che Ubs ha pubblicato un report nel quale definisce “poco probabile” l’ipotesi di un coinvolgimento volontario dei creditori privati e parla a chiare lettere del rischio di una ristrutturazione coercitiva del debito subito prima o subito dopo la scadenza obbligazionario del 20 marzo, con tanto di attivazione delle clausole di default dei cds, uno scherzetto da circa 8 miliardi di euro.

Pessimismo eccessivo? Beh, se io vi sembro pessimista cosa dite al signor Alexandre Soares dos Santos, presidente del gruppo Jeronimo Martins (grande distribuzione, il secondo gruppo del Portogallo e primo in Polonia), il quale sabato scorso, intervistato dal giornale portoghese Expresso, ha così motivato la sua decisione di spostare la holding di famiglia che controlla il gruppo in Olanda: «Io non so se il Portogallo resterà nell’euro, ma se lo lascerà, sarà per tornare all’escudo. Io ho diritto di difendere la mia proprietà»? Confermando, inoltre, che sono proprio i rischi di tenuta dell’euro a motivare la sua decisione: «Certo, i miei consulenti economici stanno lavorando su questa ipotesi dal 2008».

A Bruxelles, invece, negano l’ipotesi - ancora ieri Cip e Ciop nella conferenza stampa congiunta hanno ribadito che nessun Paese dovrà uscire dall’euro - e si gingillano con amenità autolesioniste come la Tobin Tax (Londra, Wall Street e l’Asia sentitamente ringraziano).

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