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LIBERALIZZAZIONI/ Monti, tra flop e speculazioni finanziarie

Pubblicazione:martedì 10 gennaio 2012

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Cesare Pavese sosteneva che la vecchiaia inizia quando il ricordo prevale sulle aspettative del futuro. Io, più modestamente, che continuo a equiparare con i classici la vecchiaia con la saggezza, anche perché sono un po’ narciso, credo che la vecchiaia inizi allorché ci convinciamo spiritualmente che la storia passata non insegna nulla né alle generazioni presenti, né a quelle future. È un pensiero che rivolgo, istituzionalmente e deferente, al vecchio amico Corrado Passera, ora illustre ministro e, da quel che apprendo dalle sue recenti interviste, anch’egli convinto che vi sia un legame, in Italia, sottolineo in Italia, tra liberalizzazioni e crescita.

Debbo dire a suo onore che non ha cercato di incantare tutti con l’insostenibile tiritera del nesso tra privatizzazioni e crescita, perché allora ci sarebbe stato da sbellicarsi dalle risate. Oppure da piangerci su, come coraggiosamente ha fatto ieri il Financial Times che titola in prima “Capitalism in crisis”: e la privatizzazione, lo sappiamo, è l’essenza di questo nuovo e ferocissimo capitalismo che da vent’anni non fa che generare stragi tra gli innocenti, vedasi 200 e passa milioni di disoccupati nei paesi Ocse e i trilioni di dollari di asset tossici che infettano la finanza mondiale peggio dell’Aids.

Ma torniamo all’Italia. Dobbiamo finalmente dire a chiare lettere che la mancata crescita di oggi è frutto delle disgraziate privatizzazioni senza liberalizzazioni degli anni ‘90. Privatizzazioni fatte per gli amici degli amici e all’argentina, ossia per togliere dall’agone della concorrenza internazionale gran parte dell’industria italiana. Di ciò non abbiamo mai chiesto conto a nessuno; intellettualmente e politicamente intendo; anzi, su questa rapina si sono costruite fortune politiche che durano fino a oggi. Ma veniamo a noi. Il problema se liberalizzare o no non è un problema ideologico, ma un problema certo di teoria economica, ma anche di analisi empirica della situazione storica concreta.

Orbene, l’analisi economica, quella vera, non quella neoclassica, ci dice che crescita fa rima con investimento e quindi io devo liberalizzare solo se la liberalizzazione stimola l’investimento da parte di attori che accrescono il fascio di forze propulsive. Se la liberalizzazione non si situa in un contesto siffatto finisce in un flop, dove tutto rimane come prima, oppure in pure manovre di speculazione finanziaria grazie alle quali c’è il rischio che gli asset che dovrebbero essere liberalizzati sono invece distrutti. Sottolineo che parlo di asset e non di mercati, perché a seconda degli asset che liberalizzo ho forme diverse di mercato e quindi forme diverse di liberalizzazioni e di investimenti che sono necessari.

Per quanto riguarda la situazione storica concreta, l’Italia deve liberalizzare gran parte di quello che passa sotto il nome del capitalismo economico municipale, che io sulla scorta del grande esempio della scuola storica socialista di Giovanni Montemartini preferisco chiamare governo economico municipale. Allora non è scritto da nessuna parte che le imprese pubbliche municipali possedute dai Comuni debbano essere di per sé inefficienti e quelle stesse imprese possedute da privati debbano essere efficienti e quindi virtuose. Le esperienze che abbiamo fatto in Italia in questi ultimi venti anni sono state disastrose e qualunque persona di buon senso rimpiange le vecchie municipalizzate.


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COMMENTI
10/01/2012 - Liberalizzazioni ad CAPOCCHIAM (celestino ferraro)

Trattando di farmacie (sono farmacista) c'è da scompisciarsi per la faciloneria con la quale uccidono una categoria (SPEZIALI). Per attrezzare una farmacia occorrono 3 patrimoni: 1 nel magazzino, 1 per la quotidianità, 1 per le ASL. Quello per le ASL (Campania - Calabria - Sicilia, ecc?) pagano, se pagano, dopo 13 mensilità accumulate e insolute. Le spese correnti sono obbligate, al fisco si corrispomde pro solvendo e non pro soluto. In questo lasso di tempo si matura il fallimento. Frequentando gli studi medici convenzionati, la folla dei pazienti è pietosa. Ogni medico convenzionato percepisce notule da 10.000 euro mensili. Non si potrebbe liberalizzare la professione consentendo ad ogni medico giovane laureato il diritto di esercitare la sua professione? Perché il numero è chiuso?

 
10/01/2012 - Liberalizzare chi aiuterà? (claudia mazzola)

Va bene tutto questo parlare? Proprio ora un collega mi dice che tra tasse e acconti è rimasto pulito, ha moglie, un figlio, uno in arrivo e non sa dove girarsi. Si facessero un giretto nel nostro quotidiano i governanti, liberamente.