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LIBERALIZZAZIONI/ Acqua, l'esperto: pubblico o privato, la vera differenza la fa regolazione

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Una risposta Nardi ce l'ha: «Credo che gli obiettivi della gestione del servizio idrico debbano essere qualità, efficienza ed equità. In realtà, non è il tipo di gestione in sé che fa la differenza, perché la gestione pubblica e quella privata non sono necessariamente correlate a una gestione migliore o peggiore: ci sono casi buoni e casi meno buoni in entrambe le situazioni, e credo che quello che fa la differenza si trovi nelle circostanze di contorno. Probabilmente la via d’uscita, tenendo conto anche del dibattito e dei toni accesi che hanno preceduto e poi seguito il referendum, sarebbe piuttosto quella di una vera libertà, in cui ogni ente locale decida come vuole gestire le risorse idriche. Poi, però, al pari di questa libertà, ci deve essere anche quella di essere giudicati, e la metodologia è quella della regolazione. Una delle possibili azioni del governo può perciò essere la regolazione degli standard di qualità dei servizi e la tariffa: questo, se si pensa anche all’esempio inglese, ha dato dei risultati molto positivi, ed è molto interessante perché parliamo di un sistema che è stato privatizzato, ma che funziona molto bene grazie alla presenza di un’autorità di regolazione adeguata».

 

(Claudio Perlini)      

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