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FINANZA/ 1. Deaglio: così l’Italia mette in crisi la Merkel

Mario Monti e Angela Merkel (Infophoto) Mario Monti e Angela Merkel (Infophoto)

Sono d’accordo, bisogna per forza arrivare a una riforma. Da un punto di vista statistico, lo shadow banking è difficile, non è controllabile e quindi bisognerà pure intervenire. Poi ci sono le agenzie di rating che decidono tutto loro, come, quando e perché emettere giudizi. Anche di carattere politico. E poi giudizi espressi, un po’ da tutti, a mercati aperti con le conseguenze che tutti sappiamo. Queste cose le ho anche scritte un mese e mezzo fa. Per le agenzie di rating, che oggi sono private e appartengono a fondi, bisognerebbe pensare almeno a una regolamentazione statale, al controllo di una qualche “authority”, a un controllo pubblico . Infine, c’è il discorso sulla governance, con delle differenze marcate tra gli europei e gli americani. Per gli europei ci vorrebbe una governance forte, per gli americani una più debole. Non sarà facile trovare un punto di accordo, ma che sia necessaria una riforma mi sembra indispensabile.

 

Il discorso arriva inevitabilmente all’applicazione della “Tobin tax”, dove la finanza anglosassone, la Gran Bretagna in particolare, sembra proprio che non ci senta. Ma in ogni caso si dice che applicarla sia complicato.

 

Sì, occorre fare attenzione a come applicarla e si può applicare in modo differente. Occorre vedere come una tassa sulle transazioni finanziarie possa limitare o bloccare addirittura il mercato. Che gli inglesi si oppongano alla “Tobin tax” è risaputo. I francesi sostengono, ad esempio, che gli inglesi sono un elemento frenante, messo dagli americani, in Europa. Tutto questo può complicare la mediazione di Mario Monti tra europei e britannici nell’intento di avere un’Europa a più voci.

 

(Gianluigi Da Rold)

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