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FINANZA/ 2. Banche, ecco l’ultimo regalo di Merkel e Sarkozy

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D’altronde, è stata la stessa Ue a spalancare le porte alle cosiddette dark pools attraverso l’introduzione della Mifid, la direttiva comunitaria volta a migliorare l’efficienza dei mercati finanziari europei. E cosa si tratta sulle piattaforme alternative? Titoli, obbligazioni, liquidità, esattamente come in una Borsa regolamentata, ma con molta, molta meno trasparenza. Peccato che la Mifid non abbia creato una nicchia all’over-the-counter, trattandolo come fenomeno alternativo, ma una voragine: in tutto il 2010 sono state effettuate circa 42 milioni di transazioni, per un controvalore di 500mila miliardi di euro, di cui 120mila tramite operazioni di Mtf indipendenti e 180mila da operazioni compiute da dark pools di proprietà dei singoli istituti di credito.

Eh già, avete letto bene: istituti di credito. Chi sono, infatti, questi nuovi protagonisti del mercato? I nomi sono molto pittoreschi: Chi-X, Turquoise, SmartPool, Bats Europe, Sigma X, LX Liquidity Cross, ConvergEx Group, CitiMatch, CrossFinder, KnightLink, Dba. E chi li controlla? A parte Chi-X, la più grande dark pool d’Europa, sono tutte banche! Turquoise è nata dall’accordo di Bnp Paribas, Citi, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Société Générale e Ubs. SmartPool è detenuta da Bnp Paribas, JPMorgan, Nyse Euronext e Hsbc, mentre Sigma X è la famigerata dark pool di proprietà di Goldman Sachs. E ancora LX Liquidity Cross è controllata da Barclays Capital, Bnp Paribas ha poi una sua dark pool e una a Hong Kong, Bank of New York Mellon controlla Bny ConvergEx Group, Citi è proprietaria di CitiMatch, Credit Suisse di CrossFinder, Knight Capital Group di Knight Link e Knight Match, mentre quei bacchettoni tutti rigore e regole di Deutsche Bank sono proprietari di Dba. Capito a chi fa un favore la Tobin Tax, cari lettori?

Eh già, perché nelle dark pools mica possiamo operare voi e io, ma solo soggetti istituzionali come hedge funds, fondi pensioni e simili. Gente che magari, certamente i fondi speculativi o le banche d’affari, opera attraverso l’high-frequency trading, il trading ad alta frequenza che immette miliardi di ordini al secondo e che se dovesse pagare la Tobin Tax per ogni operazione compiuta, verrebbe spennata. Cosa si fa, quindi? Si piazza la Tobin Tax sulle Borse regolamentate, dove ormai si opera solo per il 30% degli scambi totali, in modo da spingere gli investitori istituzionali ancora riottosi verso l’over-the-counter, portando nuovi clienti e soldi alle banche che detengono le dark pools, distruggendo del tutto le Borse che ormai sono piazze disfunzionali rispetto al volume di scambi folle che si muove nel’oscurità delle dark pools.

Tasseranno, di fatto, le transazioni di chi compra qualche centinaio di azioni come investimento per i propri risparmi, scoraggiando l’afflusso di investitori e anche nuove quotazioni di società, già ai minimi. Ecco a cosa serve la Tobin Tax tanto amata da Merkel e Sarkozy, ai profitti di Bnp Paribas e Deutsche Bank. Direte voi: ma perché David Cameron si oppone allora, lui non tiene ai profitti di Chi-X o della dark pool di Barclays Capital? Certo, ma a differenza di Francoforte e Parigi, quella di Londra è una Borsa vera, sia per volumi che per ruolo di hubbing finanziario regolamentato, un qualcosa che pesa per un quinto delle entrare fiscali del Treasury e che garantisce lavoro a un inglese su tre (indotto compreso, visto che se qualcuno chiude un ufficio a Canary Wharf, perde il lavoro anche chi fa le pulizie a fine giornata o l’usciere o le segretarie che certamente non speculano).


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