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FINANZA/ 2. Banche, ecco l’ultimo regalo di Merkel e Sarkozy

Pubblicazione:giovedì 12 gennaio 2012

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Eh sì cari lettori, la realtà a volte è molto diversa da come ve la raccontano. Vi faccio un altro esempio. Vi ricordate quando, all’indomani della decisione della Banca centrale svizzera di fissare un peg a 1,20 sul cross franco/euro al fine di bloccare l’apprezzamento della divisa elvetica (era il 6 settembre scorso), scrissi ironicamente che a Washington giravano già voci riguardo un report su armi di distruzione di massa nel lago di Lucerna? Beh, non è stato necessario mobilitare l’esercito per far capire agli svizzeri che “mamma” Usa non apprezzava la mossa, tutta a discapito del suo debito. Eh già, perché adottando il peg con l’euro, quando vorrà svalutare il franco, la Banca centrale svizzera ne stamperà la quantità necessaria per acquistare titoli di Stato europei e non più Treasuries statunitensi. Non a caso, il 17 agosto scorso, quando filtrarono le prime indiscrezioni sul peg, la Federal Reserve di New York rese noto che la Banca centrale svizzera aveva chiesto alla Fed un prestito di 200 milioni di dollari per sostenere una grande banca elvetica in difficoltà, a fronte di scadenze contratte in dollari negli Usa. Detto fatto, altro attacco frontale dei mercati ai titoli bancari europei, nonostante la smentita di Berna.

E ora? Esattamente come per Dominque Strauss-Kahn, reo non tanto di morboso interesse per le donne, quanto di aver aperto all’ipotesi del paniere keynesiano di valute come moneta per i commerci globali al posto del dollaro svilito dal debito monstre, il governatore della Banca centrale svizzera, Philipp Hildebrand, è stato costretto alle dimissioni dal consiglio di supervisione della Snb. E quale sarebbe l’enorme colpa di Hildebrand, capo della Banca centrale di un Paese che certo non ha la puzza sotto il naso o un pregiudizio classista quando si tratta di accogliere danarosi nuovi depositari? Kashtya Hildebrand, la moglie dell’ex governatore, avrebbe utilizzato informazioni privilegiate per un’operazione di acquisto da 500mila dollari attraverso la Bank Sarasin, dove i coniugi avevano un conto: la signora, oggi apprezzata gallerista, ha lavorato nella finanza per quindici anni.

Secondo voi, è così scema da distruggere la carriera al marito, il quale per qualche tempo veniva indicato come successore proprio di Strauss-Kahn al Fmi, per guadagnare qualche migliaio di dollari con il carry trade? Acquistando dollari tramite la banca poi, nemmeno attraverso operazioni di brokeraggio! Di più, la Bank Sarasin non apre conti al di sotto del milione di franchi e non si capisce come un’operazione plain vanilla come l’acquisto di dollari (al netto del fatto che poteva sapere del peg e quindi della svalutazione del 10% del franco, vera pietra dello scandalo, l’abuso di informazioni privilegiate) sia diventata la notizia dell’anno alla Bank Sarasin, non al Credito agricolo di Roncobilaccio. Peccato, poi, che dietro la diffusione di notizie sulle operazioni della Hildebrand ci sarebbe Christoph Blocher, vice presidente del Partito popolare svizzero, acceso euroscettico e storico avversario di Philippe Hildebrand, che sarebbe stato messo al corrente della faccenda proprio da un impiegato della Bank Sarasin, poi licenziato dall’istituto proprio per queste rivelazioni.


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