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FINANZA/ 2. Banche, ecco l’ultimo regalo di Merkel e Sarkozy

Pubblicazione:giovedì 12 gennaio 2012

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Di più, in una nazione dove il segreto bancario è la pietra fondante della convivenza civile, il dipendente infedele che fotografa carte riservate di clienti, diventa un idolo assoluto per una transazione da 500mila dollari? La distruzione del totem elvetico per antonomasia ha davvero un prezzo così basso? Mah, credeteci se volete: lo ripeto, io penso che se uno deve rischiare di rovinarsi per l’uso di informazioni privilegiate, non opera in carry trade acquistando 500mila dollari tramite la propria banca ma per 5 milioni. O 50, avendoli, come immagino li abbiano i coniugi Hildebrand, visti i loro curricula. A mio avviso, i membri del board della Banca centrale svizzera hanno volentieri esaudito i desideri di altri, attaccandosi alla prima cosa possibile. O, magari, costruendola ad arte o facendola accadere di proposito (quante volte la sigora Hildebrandt in passato avrà usato le pillow talks, le conversazioni da cuscino, con il marito per speculare? Non lo sappiamo, sappiamo però che proprio ora che il peg con l’euro diventava pericoloso per la Svizzera, saltano fuori fotografie e documenti).

Non è un mistero che nel suo tentativo di deprezzare il franco, negli ultimi diciotto mesi Hildebrand abbia speso qualcosa come 29 miliardi di franchi, il 6% del Pil (in Italia per un comportamento simile, qualcuno fu nominato presidente della Repubblica) e poi, dopo la decisione sul peg, abbia riempito i forzieri della Banca centrale di euro come se non ci fosse un domani, con le riserve passate da 197 miliardi di franchi a 305 nel terzo trimestre del 2011. Non apparve poi casuale l’attacco giunto verso la fine dello scorso anno dalla società di revisione PriceWaterhouseCoopers, la quale chiedeva conto alla Banca centrale dei suoi contingency plans in caso di rottura dell’eurozona, visti i 105 miliardi di euro in pancia e anche delle molte operazioni su derivati che stava conducendo, visto che nel bilancio al 30 novembre non comparivano cifre ma trattini. Insomma, un segnale chiaro - anche per il board - che Hildebrand doveva andarsene. Per il semplice fatto che il timore, in caso di attacco speculativo sul forex, era che il peg potrebbe rompersi e il franco apprezzarsi del 20%, portando a una perdita combinata valutaria pari al 10% del Pil svizzero: insomma, siamo qui a ponderare l’ipotesi di Berna che chiede aiuto al Fmi. Ecco perché Hildebrand (forse a ragione, per il bene nazionale) è stato fatto fuori, altro che speculazione da 500mila dollari su informazioni privilegiate.

La Svizzera barcolla, amici miei. D’altronde, anche Dominique Strauss-Kahn per tutti era uno stupratore incallito, colpevole senza ombra di dubbio. Poi si è visto come sia andata davvero la storia, esultanza dei bodyguard compresa. Magari scopriremo tra qualche mese che l’ex impiegato della Bank Sarasin licenziato per la soffiata, ora gira in Lamborghini e beve Dom Perignon millesimato come fosse gazzosa. Diceva Nicolàs Gòmez Dàvila: «Il tempo è temibile non tanto perché uccide, quanto perché smaschera».



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