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DOWNGRADE FRANCIA/ L’esperto: vi spiego cosa cambia senza la tripla A di Parigi

Pubblicazione:venerdì 13 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 13 gennaio 2012, 20.08

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Già da tempo sta mantenendo un profilo molto basso, per cercare di restare fuori dal mirino delle polemiche. Sulla perdita della tripla A si giocheranno molte battaglie in campagna elettorale.

Vuol dire che i francesi, effettivamente, hanno cognizione di quanto sta avvenendo?

Per i francesi la situazione del proprio Stato ha enorme importanza. È prevalentemente da esso, infatti, che dipende la situazione economica e sociale dell’intero Paese.

A questo livello, cosa potrebbe accadere?

Il rischio è quello di dover modificare lo stato sociale. Decisamente meno flessibile di quello di altri paesi, e con una popolazione ben allenata agli scioperi.

È ipotizzabile una situazione analoga a quella italiana? Ovvero: in seguito al downgrade (in Italia, non era stato l’unico motivo) aumenta lo spread; i rendimenti dei titoli di Stato schizzano alle stelle; le banche, per fare concorrenza allo Stato, devono emettere obbligazioni altrettanto appetibili; ma a questo punto non hanno più risorse per prestare soldi a tassi ragionevoli.

Il tessuto industriale francese è diverso da quello italiano. La Francia è dominata, principalmente, da grandi gruppi legati a doppio filo allo Stato francese. Le piccole e medie imprese, per le quali l’accesso al credito è linfa vitale, sono un fenomeno assai meno rilevante che in Italia. Quelle che ci sono, per lo più, vivono della luce riflessa dai grandi gruppi. Per loro, quindi, è determinante che il credito venga “pompato” in essi e che, di conseguenza, l’indotto funzioni. C’è da aggiungere che, nel credito ai colossi, la politica gioca un ruolo fondamentale. La politica industriale francese, quindi, più che ai problemi di carattere creditizio bancario, è attenta alla loro tenuta.



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