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Economia e Finanza

DOWNGRADE FRANCIA/ L’esperto: vi spiego cosa cambia senza la tripla A di Parigi

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Già da tempo sta mantenendo un profilo molto basso, per cercare di restare fuori dal mirino delle polemiche. Sulla perdita della tripla A si giocheranno molte battaglie in campagna elettorale.

Vuol dire che i francesi, effettivamente, hanno cognizione di quanto sta avvenendo?

Per i francesi la situazione del proprio Stato ha enorme importanza. È prevalentemente da esso, infatti, che dipende la situazione economica e sociale dell’intero Paese.

A questo livello, cosa potrebbe accadere?

Il rischio è quello di dover modificare lo stato sociale. Decisamente meno flessibile di quello di altri paesi, e con una popolazione ben allenata agli scioperi.

È ipotizzabile una situazione analoga a quella italiana? Ovvero: in seguito al downgrade (in Italia, non era stato l’unico motivo) aumenta lo spread; i rendimenti dei titoli di Stato schizzano alle stelle; le banche, per fare concorrenza allo Stato, devono emettere obbligazioni altrettanto appetibili; ma a questo punto non hanno più risorse per prestare soldi a tassi ragionevoli.

Il tessuto industriale francese è diverso da quello italiano. La Francia è dominata, principalmente, da grandi gruppi legati a doppio filo allo Stato francese. Le piccole e medie imprese, per le quali l’accesso al credito è linfa vitale, sono un fenomeno assai meno rilevante che in Italia. Quelle che ci sono, per lo più, vivono della luce riflessa dai grandi gruppi. Per loro, quindi, è determinante che il credito venga “pompato” in essi e che, di conseguenza, l’indotto funzioni. C’è da aggiungere che, nel credito ai colossi, la politica gioca un ruolo fondamentale. La politica industriale francese, quindi, più che ai problemi di carattere creditizio bancario, è attenta alla loro tenuta.

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