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Economia e Finanza

FINANZA/ Bertone: ecco le novità dei mercati che "salvano" l’Italia

Dopo diverso tempo, ieri è stata una giornata positiva per l’Italia sui mercati finanziari. UGO BERTONE spiega le ragioni di questa situazione e le prospettive che si aprono

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Tutto finito? No, i lavori nel cantiere Italia sono appena cominciati. Non facciamoci distrarre dai primi successi sul fronte dei titoli di Stato che, dopo settimane ad altissima tensione, cominciano a reagire alla medicina da cavallo imposta dalla manovra del governo Monti. Finalmente i tassi rientrano dai livelli patologici che minacciavano (e continuano a minacciare) la nostra stessa esistenza come nazione autonoma e indipendente dal volere del Fondo monetario internazionale.

Nel frattempo, produce frutti la terapia della Bce: le banche, inondate di liquidità, dopo l’iniziale e prevista ritrosia, tornano a investire nel debito sovrano europeo. Purtroppo, sottolinea Mario Draghi, i tecnici sono stati presi in contropiede dalla lentezza della politica. La richiesta dell’Eba di aumentare il capitale delle banche, ha spiegato il numero uno della Bce, doveva arrivare dopo (e non prima) il rafforzamento del fondo salva-Stati. Se fosse andata così, l’aumento di capitale di Unicredit sarebbe partito in una situazione più tranquilla e ci saremmo risparmiati le tensioni di questi giorni: la reazione dei mercati di questi giorni dimostra che Bruxelles e Francoforte, sul piano tecnico, hanno i mezzi per raffreddare la pressione delle vendite sui titoli di Stato purché gli operatori si convincano che questa è l’effettiva volontà degli Stati, a partire dalla Germania.

Al contrario, l’incertezza di questi mesi si è tradotta in nuovi rovesci delle quotazioni di Btp (e Bonos), ha fatto scricchiolare gli Oat francesi e ha messo in ginocchio i bilanci delle banche. Non solo. L’aumento di capitale Unicredit ha avuto caratteristiche procicliche, ovvero si è andati a chiedere i quattrini nella situazione di più marcata debolezza si potesse immaginare. Il risultato? La banca ha dovuto chinare il capo di fronte alle richieste del consorzio di collocamento che, come è ovvio, preferisce tenere il prezzo ai livelli più bassi, mentre alcuni grandi azionisti, Fondazioni comprese, hanno approfittato dei prezzi stracciati per abbassare il valore di carico.

Insomma, le incertezze, i ritardi e i machiavellismi della politica, a Bruxelles come a Berlino e Roma, hanno contribuito in maniera rilevante a complicare la vita al sistema finanziario di casa nostra. I ritardi nel “fiscal compact” si sono riflessi su scala domestica, accentuando conseguenze negative: peggioramento dei mezzi propri e del magazzino titoli che si è riflesso sulla capacità di fornire credito all’economia mentre la crisi della finanza rendeva sempre più ostico il ricorso a prestiti di terzi. La mancata credibilità dell’Europa, in questo modo, si è riflessa su tutti i livelli della vita economica, compreso il mutuo o il prestito al piccolo artigiano che, nel frattempo, si trova a dover fare i conti con debitori morosi, a partire dagli enti pubblici.